Fino a pochi anni fa, l’idea di asportare un tumore mammario limitando al minimo l’impatto visivo e fisico sembrava un obiettivo lontano. Oggi, quella frontiera è stata superata. La sanità del territorio compie un balzo in avanti straordinario: presso l’Asl Roma 6 è stata eseguita con successo la prima mastectomia endoscopica, un intervento che proietta l’azienda tra i pochissimi centri d’eccellenza nel Lazio e in Italia capaci di offrire una soluzione così tecnologicamente avanzata.
Addio ai lunghi decorsi post-operatori e ai segni visibili: come funzione questa tecnologia d’avanguardia senologica, per la cura delle pazienti
Non si tratta solo di un successo tecnico, ma di una promessa mantenuta verso le donne: quella di una cura che rispetta non solo il corpo, ma anche l’integrità psicologica e il benessere quotidiano della paziente.
Il lungo percorso fino a questo risultato
Questo risultato non nasce per caso, ma è il frutto di un lungo percorso di potenziamento della Chirurgia Senologica all’interno della Breast Unit della Asl Roma 6. Negli ultimi anni, l’azienda ha investito massicciamente nel rinnovamento tecnologico e nella formazione professionale, con l’obiettivo di creare una rete oncologica aziendale capace di competere con i grandi centri nazionali.
L’introduzione di questa metodica si inserisce in una visione strategica che mira a personalizzare la cura: ogni paziente è diversa e la medicina moderna deve saper offrire soluzioni “su misura” che garantiscano l’efficacia oncologica senza trascurare la qualità della vita post-intervento.
In cosa consiste la mastectomia endoscopica: i vantaggi per la paziente
Per le pazienti, la novità principale risiede nell’estrema precisione e nella ridotta invasività. A differenza della chirurgia tradizionale, la tecnica endoscopica permette di operare attraverso piccolissime incisioni, utilizzando strumenti miniaturizzati e una telecamera ad alta definizione che guida la mano del chirurgo con una visione millimetrica.
Come spiegato dalla dottoressa Tiziana Mastropietro, direttrice della UOC Breast Unit, i benefici sono immediati: le cicatrici visibili sono drasticamente ridotte, il dolore post-operatorio è molto più contenuto e il recupero delle funzionalità fisiche è decisamente più rapido. Tutto questo avviene senza scendere a compromessi con la sicurezza: la rimozione del tessuto neoplastico segue i più alti standard di efficacia necessari per sconfiggere il tumore.
I protagonisti di questo successo
Un intervento di tale complessità richiede una sincronia perfetta tra diverse figure professionali. L’operazione è stata condotta dalla dottoressa Mastropietro, affiancata dalle colleghe Alessandra Rita La Manna e Ursula Basile. Fondamentale è stata la fase ricostruttiva, affidata alla chirurga plastica Chiara Palombo, che ha lavorato per restituire armonia al corpo della paziente contestualmente alla rimozione del tumore.
La sicurezza clinica è stata garantita dall’équipe anestesiologica guidata da Francesca Cremaschi, sotto il coordinamento di Carla Giancotti, mentre il supporto logistico e strumentale è stato assicurato dal personale del Blocco Operatorio dell’Ospedale dei Castelli, inclusi infermieri, strumentisti e la case manager Claudia Ramacci: uno sforzo collettivo che dimostra come l’innovazione richieda non solo macchinari moderni, ma soprattutto un capitale umano altamente specializzato.
La nuova era della cura oncologica territoriale
Il successo di questo primo intervento segna l’inizio di una nuova era per l’Asl Roma 6. Essere tra i primi centri nel Lazio ad adottare la mastectomia endoscopica significa offrire alle donne del territorio la possibilità di accedere a cure di altissimo livello senza dover affrontare lunghi spostamenti verso la capitale o altre regioni.

















