Emergenza aggressioni al personale sanitario: negli ospedali del Lazio arrivano i braccialetti di sicurezza

Centinaia di dispositivi già operativi nei reparti più esposti degli ospedali e collegati a una centrale H24: al San Camillo l'SOS di 340 braccialetti di sicurezza, controllato da ITALPOL

La violenza contro il personale sanitario non è più un fenomeno isolato, ma una vera emergenza che attraversa ospedali e pronto soccorso. Proprio da questa consapevolezza nasce il progetto pilota avviato dalla Regione Lazio negli ospedali, a tutela del personale medico e paramedico. Oltre 300 i braccialetti di sicurezza che sono stati già assegnati ai sanitari del Policlinico San Camillo di Roma, uno dei primi ospedali a sperimentare il braccialetto anti-aggressione.

Centinaia di dispositivi già operativi nei reparti più esposti degli ospedali e collegati a una centrale H24: al San Camillo l’SOS di 340 braccialetti di sicurezza, controllato da ITALPOL

Negli ultimi mesi si è registrata un’impennata di episodi di violenza, soprattutto nei pronto soccorso, dove il personale sanitario opera costantemente sotto pressione. Al San Camillo un infermiere del reparto di medicina interna ha denunciato di essere stato aggredito durante un turno notturno da un familiare di un paziente, colpito con schiaffi e calci mentre era impegnato nelle cure. Episodi simili si sono verificati anche all’ospedale San Giovanni Evangelista di Tivoli e, più recentemente, al Vannini, un raid contro il medico di turno tra i corridoi del pronto soccorso, che rappresenta solo l’ultimo episodio di una lunga sequela di aggressioni che hanno reso evidente la necessità di strumenti immediati di protezione.

Cos’è il braccialetto anti-aggressione e come funziona?

Il dispositivo adottato si presenta come un braccialetto indossabile, semplice e discreto, dotato di un pulsante centrale di colore rosso. In caso di pericolo, l’operatore sanitario deve soltanto premere il tasto per lanciare un SOS immediato. L’allarme viene trasmesso in tempo reale a una centrale operativa attiva 24 ore su 24, che valuta la situazione e attiva l’intervento sul posto.

Il San Camillo al centro della sperimentazione

Sono 340 i dispositivi già attivati al Policlinico San Camillo, assegnati ai cosiddetti “posti caldi” della struttura, come il pronto soccorso e i padiglioni dove più frequentemente si verificano episodi di aggressione. Il progetto coinvolge anche altre strutture ospedaliere romane, tra cui il Policlinino l’Umberto I, e segnando un’estensione progressiva della misura sul territorio.

Come funziona la centrale operativa H24

Le richieste di aiuto vengono gestite da una control room operativa 24 ore su 24, che al San Camillo ad esempio, è affidata al servizio di vigilanza ITALPOL. Le segnalazioni arrivano in forma anonima su dispositivi tablet utilizzati dagli operatori in servizio, che attivano immediatamente una pattuglia per la verifica dell’emergenza.

Antonio Del Greco, Direttore Operativo di Italpol Vigilanza, ha spiegato che l’intervento parte direttamente con una pattuglia ITALPOL, incaricata di valutare il tipo di emergenza. Se la situazione lo richiede, e dunque in caso di accertata rilevanza giudiziaria, vengono allertate senza ritardi le forze dell’ordine competenti per l’intervento sul responsabile dell’aggressione.

Un progetto pilota per prevenzione e dati concreti

“Il progetto ha una durata sperimentale prestabilita – ha aggiunto Antonio Del Greco -, e prevede la raccolta di report dettagliati sulle attività svolte. I dati serviranno così a costruire una base statistica utile per sviluppare strategie di prevenzione più precise e capillari. L’obiettivo della Regione Lazio è quello di trasformare la sperimentazione in uno strumento strutturale, capace di incidere realmente sulla sicurezza nei luoghi di cura”.