A Roma sit in contro l’aggressione Usa al Venezuela che si trasforma in un megafono del dissenso dopo i bombardamenti avvenuti a Caracas, e l’arresto del presidente venezuelano Nicolás Maduro, accusato dagli americani di narcotraffico, e di sua moglie.
A Roma manifestazione contro l’aggressione Usa al Venezuela per un presidio che punta dritto al cuore dell’amministrazione Trump
Lunedì prossimo, 5 gennaio alle ore 17.30, Piazza Barberini sarà sede di un presidio di protesta che punta il dito direttamente contro quella che gli organizzatori definiscono, senza giri di parole, una “aggressione imperialista” ai danni del Venezuela.
La mobilitazione nasce da una coalizione eterogenea ma compatta, che vede schierati in prima linea l’Anpi Roma, la Cgil Roma e Lazio, la Rete Numeri Pari e la Rete Italiana Pace e Disarmo, insieme a Sbilanciamoci e numerose altre sigle della società civile.
La scelta di Piazza Barberini è tutto fuorché simbolica: la vicinanza strategica a via Veneto, sede dell’Ambasciata degli Stati Uniti, trasforma il presidio in una sorta di sfida diplomatica a cielo aperto contro le decisioni dell’amministrazione Trump.
Il nodo della sovranità
Al centro della protesta c’è il blitz delle forze speciali statunitensi che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro. Se per Washington si è trattato di un atto di giustizia contro un leader accusato di narcotraffico, per i fautori della protesta il gesto rappresenta una violazione intollerabile della sovranità nazionale.
Nel comunicato congiunto dei promotori un’analisi durissima dei fatti: le accuse penali sarebbero soltanto un paravento per nascondere interessi geopolitici ed energetici legati alle immense riserve petrolifere venezuelane.
“Siamo di fronte a un precedente gravissimo”, spiegano i promotori del sit-in “si sta legittimando l’uso della forza militare per risolvere contese politiche, calpestando il diritto internazionale in nome di logiche di dominio economico”.
Appello alle istituzioni
Il presidio non si limiterà alla testimonianza, ma avanzerà richieste precise al Governo italiano e all’Unione Europea. I manifestanti invocano una condanna formale dell’uso della forza e chiedono che l’ONU riprenda il controllo della situazione per garantire un cessate il fuoco immediato e l’apertura di corridoi umanitari. L’obiettivo è sottrarre il popolo venezuelano a una morsa che rischia di trasformare la crisi istituzionale in una catastrofe sociale senza ritorno.
Ore decisive a Caracas e New York
Mentre Roma scende in piazza, il clima a Caracas è elettrico. La vicepresidente Delcy Rodríguez ha denunciato il “sequestro” di Maduro, chiedendo prove certe sulla sua incolumità.
La tensione è destinata a toccare il culmine proprio lunedì prossimo, quando il leader venezuelano dovrebbe comparire davanti a un tribunale di New York. Una coincidenza temporale che carica la manifestazione romana di una valenza simbolica globale: una voce che, da Roma, chiede che la diplomazia non venga definitivamente sepolta dai reparti speciali.
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