La Curva Sud dell’Olimpico, perde uno dei suoi volti più riconoscibili e rispettati. È morto il 23 dicembre a Roma Piero Ciaramitaro, storico ultras giallorosso, figura centrale di oltre mezzo secolo di tifo romanista. Una scomparsa che ha lasciato sgomenti non solo gli ultras, ma intere generazioni di tifosi che con lui hanno condiviso gradinate, trasferte, battaglie per un tifo vissuto come passione e responsabilità. Alla commozione si accompagna ora la richiesta di fare piena luce sulle circostanze della sua morte.
Striscioni e commozione per Piero Ciaramitaro, storico volto della Curva sud morto dopo 15 giorni di ricovero: la data dei funerali mentre è atteso l’esito dell’autopsia
Ciaramitaro, 63 anni, era stato ricoverato il 9 dicembre all’ospedale Pertini con una febbre altissima, vicina ai 40 gradi. Dopo una settimana di degenza, vista la necessità di ulteriori accertamenti, era stato trasferito al Sant’Eugenio, dove è rimasto per altri otto giorni.
Il 23 dicembre poi, il suo cuore si è fermato. Una morte improvvisa che ha spinto i familiari a chiedere l’autopsia per chiarire eventuali responsabilità o concause. Gli esiti dell’esame autoptico non saranno noti prima di 60 giorni.
L’omaggio dell’Olimpico e il saluto degli ultras
Il ricordo di Piero Ciaramitaro ha attraversato l’intero stadio Olimpico lo scorso 29 dicembre, prima del calcio d’inizio di Roma-Genoa. La Curva Sud ha voluto omaggiarlo con striscioni carichi di affetto e memoria: “Eternamente con noi. Buon viaggio Piero”, “Non esiste persona in curva che non abbia un ricordo legato a te”, “Hai unito generazioni di romanisti”. Un silenzio carico di emozione ha accompagnato un tributo che ha coinvolto tutto lo stadio, trasformando il dolore in un abbraccio collettivo.

Una vita tra Roma, Palermo e la Curva
Nato a Palermo in una famiglia di otto fratelli, Ciaramitaro si era avvicinato giovanissimo ai colori della Roma, iniziando a frequentare gli spalti dell’Olimpico dalla fine degli anni Settanta.
Cinquant’anni di curva vissuti, come ricordano familiari e amici, “all’insegna della correttezza e di un tifo senza scontri”, alternando la passione per il calcio al suo lavoro di personal trainer in una storica palestra di Portonaccio.
Era conosciuto per la sua capacità di mediazione, per il rispetto verso le altre tifoserie e per l’impegno costante nel mantenere la Curva Sud lontana da derive violente.
Negli anni aveva costruito rapporti di stima con tutto il mondo del calcio come ricorda il fratello Giuseppe: “Fu l’artefice dell’amicizia tra i club del Palermo e della Roma”, stringendo anche amicizie sincere con calciatori simbolo come Francesco Totti e Daniele De Rossi.
Il derby del 2004 e la battaglia per la verità
Il nome di Piero Ciaramitaro è legato indissolubilmente ad un derby Roma-Lazio del 21 marzo 2004. Una partita destinata a non essere ricordata per ciò che accadde in campo, ma per quanto esplose sugli spalti e fuori dallo stadio. Dopo violenti scontri tra ultras e forze dell’ordine, si diffuse la notizia – poi rivelatasi falsa – della morte di un bambino travolto da una camionetta della polizia.
Fu allora che i leader della Curva Sud, tra cui Ciaramitaro, scavalcarono le barriere per parlare con il capitano Francesco Totti. La richiesta fu chiara: fermare la partita in segno di rispetto e per riportare l’ordine pubblico. Un gesto che Ciaramitaro visse come un atto dovuto di responsabilità e di giustizia.
L’ultimo saluto
Il 63enne lascia nel dolore una numerosa famiglia, tra cui i suoi due figli e sette fratelli. I funerali di Piero Ciaramitaro si terranno il 5 gennaio alle ore 11,00 nella Basilica di San Lorenzo, a Piazzale del Verano, scelta per accogliere le tante persone che interverranno per dargli l’ultimo saluto, tra familiari, amici, tifosi della Roma e del Palermo.
“Perché Piero non è stato solo un capo ultras, ma un simbolo di un modo di vivere il tifo come identità, passione e coscienza” – ricorda il fratello Giuseppe. Ora, mentre la Curva Sud lo piange, la sua famiglia attende risposte, chiedendo verità e rispetto.

















