Il Comune di Roma Capitale è stato condannato dal Tribunale Civile di Roma a risarcire i bambini disabili con deficit cognitivo lasciati senza l’assistenza alla comunicazione prevista in questi casi. La sentenza, anche se arrivata con estremo ritardo e solo a dieci giorni dalla fine dello scorso anno scolastico, fotografa una situazione che ha dell’incredibile.
Il Comune, nonostante la condanna in sede civile, taglia le risorse destinate all’assistenza alla comunicazione per gli alunni disabili e i genitori lo citano di nuovo in tribunale
Il Campidoglio si è sì attenuto alle decisioni dei magistrati, ma solo per coprire le spese destinate a garantire la copertura del servizio per quella manciata di ore che mancava alla fine dell’anno scolastico.
Praticamente un contentino per le mamme dei bambini dell’Istituto comprensivo Francesco Cilea dell’Infernetto e della scuola Calderini Tuccimei di Acilia che avevano chiamato in causa l’amministrazione capitolina.
“La sentenza del Tribunale è stata una vittoria di Pirro, ma al tempo stesso è molto importante dal punto di vista del riconoscimento dei nostri diritti. Quest’anno -dice una delle mamme, Fabiana Bellucci- infatti, ci siamo mossi con anticipo e abbiamo nuovamente fatto causa all’amministrazione capitolina nella speranza che i giudici ci diano nuovamente ragione”.
“L’obbiettivo è di assicurare ai nostri figli quegli strumenti di ausilio alla comunicazione indispensabili ma anche sanciti, in quanto ineludibili, dal Piano educativo individualizzato che quantifica, per ogni bambino in difficoltà, il numero di ore che gli spettano per il sostegno, per l’assistenza educativa e per quella alla comunicazione”.
I tagli delle risorse destinate ai servizi assistenziali
“L’assistenza alla comunicazione è stata, nel corso del tempo, progressivamente dimenticata e definanziata, sino a coprire le spese per un massimo di due ore e mezzo/tre a settimana per alunno. Ore assolutamente insufficienti ad assicurare un servizio indispensabile all’apprendimento didattico. La cosa più sconcertante-incalza Fabiana- è che il Campidoglio abbia trovato i fondi per sostituire i cassonetti dell’immondizia, ma non quelli per finalità educative tra l’altro cogenti a norma di legge. Sono allibita e amareggiata perché tutto ciò avviene nel silenzio dei dirigenti scolastici che fanno muro e difficilmente ci mettono la faccia”.
L’appello delle mamme
Le mamme dell’Infernetto e di Acilia hanno quindi deciso di lanciare un appello agli organismi di rappresentanza dei consigli di istituto e dei presidi per fare squadra e portare all’attenzione della cittadinanza, e delle istituzioni competenti del Campidoglio, la necessità di procedere a un censimento degli alunni che necessitano di questo tipo di assistenza.
Un censimento propedeutico a quantificare con esattezza le risorse necessarie a fronteggiare una domanda in continua crescita e a evitare che il servizio venga completamente cancellato.
Un rischio tutt’altro che ipotetico visto che, nell’anno scolastico 2023/2024, ultimo di gestione diretta da parte della Regione Lazio, gli alunni di Roma Capitale beneficiavano mediamente di 264 ore annuali (circa 8 ore settimanali), mentre in quello successivo -primo anno in cui il Campidoglio ne ha rilevato il coordinamento diretto utilizzando esclusivamente i fondi regionali per circa 3 milioni di euro e quindi senza metterci neanche un centesimo- le ore di assistenza alla comunicazione sono state ridotte a 84 ore annue (3/4 ore a settimana).
“Sappiamo che, per l’anno in corso la Regione Lazio ha stanziato a favore di Roma circa 2,7 milioni di euro, ossia circa 250mila euro in meno rispetto allo scorso anno scolastico (così come stabilito dalla determinazione G08038 del 23 giugno scorso n.d.r.) e abbiamo inoltre appreso dallo stesso documento che il contributo non sarà più erogato a decorrere dall’anno 2026-2027”, precisa Fabiana Bellucci.
“Privare uno studente con disabilità di uno strumento didattico inclusivo altamente qualificato e personalizzato, come l’assistenza alla comunicazione, rappresenta una violazione gravissima di norme legislative e costituzionali di diritto nazionale, nonché delle norme sancite dalle convenzioni internazionali”, conclude la mamma.


















