Sedazione senza digiuno, paziente muore in ospedale a Roma: 1,3 milioni alla famiglia

Il ricovero e l’errore sul digiuno, paziente di 75 anni muore dopo 43 giorni di agonia. Disposto maxi risarcimento per la famiglia

Foto di archivio

L’equipe medica non rispetta il digiuno pre operatorio, il paziente ha conati di vomito, contrae la polmonite e muore dopo 43 giorni di agonia. Ora la decisione del Tribunale civile: alla famiglia maxi risarcimento da 1,3 milioni di euro.

Il ricovero e l’errore sul digiuno, paziente di 75 anni muore dopo 43 giorni di agonia. Disposto maxi risarcimento per la famiglia

La sentenza, di primo grado, è stata disposta dal tribunale civile di Roma  che ha condannato un ospedale romano, l’Aurelia Hospital, a risarcire oltre 1,3 milioni di euro ai familiari di un paziente di 75 anni morto per complicanze: era stato sedato in vista dell’operazione nonostante non avesse rispettato il digiuno pre operatorio .

Il pensionato era arrivato in pronto soccorso il 26 agosto 2017, in seguito a una caduta in casa che gli aveva provocato la frattura del femore. Per poter procedere all’intervento ortopedico, il personale sanitario era stato informato dai familiari dell’ultimo pasto consumato dall’uomo intorno alle 14:00, come riportato anche nella sentenza.

L’operazione era stata quindi programmata per le 20:00, rispettando le sei ore minime di digiuno consigliate dalle linee guida. Ma, al ritorno in ospedale dopo un breve allontanamento, la figlia aveva trovato il padre già intubato intorno alle 17:15, ben prima dell’orario stabilito.

Ai familiari i sanitari riferirono che il paziente avrebbe dichiarato di aver mangiato a mezzogiorno, circostanza poi considerata non verificata e in contrasto con quanto comunicato dai parenti.

L’episodio durante la sedazione e la complicanza fatale

Durante la procedura anestesiologica l’uomo ha avuto un episodio di vomito alimentare, con aspirazione del contenuto gastrico nelle vie respiratorie. Da questo evento è rapidamente insorta una polmonite ab ingestis, ritenuta dai periti “l’elemento cardinale della catena causale” che ha condotto a un decorso drammatico: shock settico, ventilazione meccanica prolungata e un aggravamento progressivo durato 43 giorni, fino alla morte avvenuta il 7 ottobre 2017 per insufficienza multiorgano.

“Cartella clinica incompleta e protocolli non rispettati”

La sentenza, emessa nei giorni scorsi dalla XIII Sezione Civile, evidenzia come la cartella clinica risultasse lacunosa, priva di dati fondamentali relativi all’anamnesi preoperatoria e tale da impedire una ricostruzione chiara delle fasi del trattamento.

Il Tribunale ha riconosciuto la responsabilità della struttura per il mancato rispetto dei protocolli sul digiuno preoperatorio, l’inadeguata gestione della complicanza insorta durante la sedazione, la documentazione clinica insufficiente, e la perdita di chance di sopravvivenza per il paziente, aggravata anche da un’infezione contratta durante la degenza.

Alle figlie e ai nipoti della vittima è stato riconosciuto un risarcimento complessivo superiore a 1,3 milioni di euro.