Medici sotto accusa a Cassino per la morte di Sofja Rossi. Il perito: “Per salvarla bastava un anticoagulante”

Medici sotto accusa a Cassino per la morte di Sofja Rossi, deceduta in casa dopo essere stata dimessa per una cervicalgia

Medici sotto accusa a Cassino per la morte di Sofja Rossi. La 31enne originaria di Forlì, ma residente nel comune di Pignataro Interamna in provincia di Frosinone, era deceduta il 20 luglio scorso, due giorni dopo essere stata dimessa dal pronto soccorso di Cassino e rimandata a casa con dolori intensi a collo e spalla e pressione elevata.

Medici sotto accusa a Cassino per la morte di Sofja Rossi, deceduta in casa dopo essere stata dimessa per una cervicalgia

Una nuova perizia, richiesta dalla Procura di Cassino, ha infatti messo in luce che i sanitari potrebbero aver commesso un errore diagnostico potenzialmente fatale, rafforzando la posizione della famiglia che chiede giustizia.

Il drammatico epilogo risale alla scorsa estate. La giovane si era presentata al pronto soccorso, trasportata in ambulanza, manifestando sintomi gravi: dolori intensi a collo e spalla, vomito e pressione elevata. Nonostante il quadro clinico allarmante, Sofja fu dimessa con una diagnosi di cervicalgia. Due giorni dopo la morte improvvisa.

La perizia del consulente tecnico d’ufficio (C.T.U.) ipotizza ora che i sintomi fossero in realtà il segnale di un infarto causato da un’occlusione coronarica non identificata. Le conclusioni del documento sono stringenti e non lascerebbero spazio a dubbi secondo il legale che assiste il padre e le sorelle della vittima.

In base alla perizia, sostiene la parte lesa, sarebbe bastato somministrarle una qualsiasi terapia anticoagulante e antiaggregante che le avrebbe salvato la vita.

A seguito di questi sviluppi, l’inchiesta condotta dalla Procura procede contro tre medici che sono attualmente indagati per omicidio colposo. Tra loro, figurano sia il sanitario che visitò Sofja la notte del 16 luglio, sia il medico che ne dispose la dimissione. Ulteriori accertamenti e le risultanze complete dell’autopsia sono attese per definire il quadro probatorio.

L’Asl di Frosinone, pur avendo svolto nei mesi scorsi un’indagine interna sulle procedure adottate, ha mantenuto il riserbo sugli esiti dell’istruttoria, precisando che per legge tali atti restano riservati. La famiglia intanto, non arretra di un passo nella sua battaglia, continuando a chiedere con forza trasparenza per la prematura scomparsa di Sofja.

E ‘opportuno ricordare che qualsiasi persona denunciata, fermata, arrestata, indagata o rinviata a giudizio in ogni stato e grado del procedimento penale deve essere considerata innocente sino alla pronuncia di una sentenza di condanna definitiva nei suoi confronti.