“Troppi misteri sulla morte di papà. Cerchiamo testimoni che ci aiutino a capire cosa è successo quella sera”. A parlare è Claudia la figlia di Andrea Zaccheo l’artigiano di 56 anni abitante a Casal Palocco che ha perso la vita la sera di mercoledì 22 ottobre scorso, mentre percorreva su un ciclomotore Aprilia 50 via del Fosso di Dragoncello.
Incidente su via del Fosso di Dragoncello, l’appello dei figli del 56enne di Casal Palocco che ha perso la vita impattando contro il guard rail per poi finire nel canale
La dinamica dell’incidente è ancora tutta da verificare. L’uomo avrebbe infatti urtato il guard rail, nei pressi del civico 54, prima di finire nel canale che costeggia la strada. Un tratto rettilineo ben illuminato e per giunta situato in prossimità di uno stop che obbliga i numerosi veicoli in transito a fermarsi per dare la precedenza.
“Non sappiamo nulla, neppure sulla tempistica dell’autopsia e su quando lo riavremo per poter celebrare i funerali, ci hanno detto che la morte è stata provocata da un profondo taglio sul collo causato dall’impatto contro le barriere di protezione, e non con il canale, anche perché papà è stato soccorso tempestivamente e quando l’ambulanza è arrivata sul posto non c’era già più nulla da fare”, dice Claudia la secondogenita che ha 25 anni e studia psicologia.
Andrea Zaccheo stava percorrendo via del Fosso di Dragoncello per provare, dopo una riparazione, il ciclomotore del terzo e ultimo figlio, un quindicenne cui era legatissimo e con cui condivideva tante passioni, soprattutto per i lavori manuali.
L’uomo aveva fatto il falegname, ma si intendeva molto anche di meccanica e aveva mantenuto ottimi rapporti con il resto della famiglia (trasferitasi a Ostia dopo la separazione dalla moglie) inclusa Sarah, la primogenita di 26 anni che, per prima, ha lanciato in Rete un appello per la ricerca di testimoni.
“Una richiesta che abbiamo condiviso su tutti i nostri social ma che, sinora, è caduta nel vuoto -prosegue Claudia- papà era un boomer e non aveva dimestichezza con le nuove tecnologie, solo chiamate e messaggi con il cellulare. Siamo seguiti da un avvocato -prosegue la ragazza- e vorremmo capire come sono andate effettivamente le cose, per metterci l’anima in pace e per dare una risposta anche ai suoi genitori ancora viventi. Nessuno potrà più ridarci nostro padre”.
Sul luogo dell’incidente alla ricerca di effetti personali del papà
Oggi, domenica 26 ottobre, i tre figli di Andrea Zaccheo che era cresciuto a Casal Palocco dove viveva nell’abitazione a suo tempo acquistata dai nonni, a non molta distanza dal luogo dell’incidente, sono andati per la prima volta nel tratto di via del Fosso di Dragoncello dove morto il papà.
Lo stesso luogo dove ieri erano stati anche gli zii. Tutti alla ricerca di possibili indizi ma, soprattutto, delle chiavi di casa che non sono state più ritrovate e potrebbero essere rimaste nei pantaloni che l’uomo indossava, unico indumento non ancora restituito ai familiari, a meno che siano, appunto, rimaste impigliate nella vegetazione situata tra la strada e il fossato.
Un’altra circostanza da chiarire è come mai sul luogo dell’incidente non sia stato trovato il casco che il 56enne, abituato alla guida delle due ruote, probabilmente indossava nel momento in cui ha perso il controllo del mezzo: un ciclomotore di 50 centimetri cubici che non poteva, in ogni caso, correre più di tanto.
“Sono tutti interrogativi per ora senza risposta ma nessuno degli inquirenti ci ha finora detto nulla. In primo luogo sulla dinamica dell’impatto perché papà potrebbe anche aver subito un urto laterale o essere stato sbilanciato da un altro veicolo in sorpasso finendo contro il guard rail. Via del Fosso di Dragoncello -conclude Claudia- è una strada che conosco bene. La facevo sempre da Ostia per andare a trovarlo a Palocco. E’ molto trafficata, impossibile che qualcuno alle 21.30 di quella sera non abbia visto qualcosa. Speriamo che si faccia avanti”.
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