Con l’accusa di tentato omicidio, evade: stanato tra i ruderi di un parco romano dopo un mese di ricerche

La latitanza dell'evaso è terminata dopo settimane di appostamenti: l'uomo aveva scelto i ruderi come nascondiglio insospettabile, tra rovi e muri fatiscenti 

Immagine non collegata ai fatti

Aveva scelto come nascondiglio un vecchio rudere immerso nel verde del parco di via Aguzzano, nella zona nord-est di Roma. Lì, tra rovi, detriti e muri fatiscenti, aveva trovato rifugio il trentacinquenne rumeno che da oltre un mese e mezzo era ricercato dalla Polizia di Stato. L’uomo, già sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, era evaso per sottrarsi a una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa a suo carico per tentato omicidio.

La latitanza dell’evaso è terminata dopo settimane di appostamenti: l’uomo aveva scelto i ruderi come nascondiglio insospettabile, tra rovi e muri fatiscenti

La latitanza è terminata grazie a un’operazione condotta dagli agenti del III Distretto Fidene-Serpentara, che dopo settimane di appostamenti e ricerche hanno individuato il nascondiglio del fuggitivo. Quando ha capito di essere stato scoperto, l’uomo ha tentato un’ultima, disperata fuga gettandosi da una finestra sul retro del rudere, ma è stato bloccato dopo un breve inseguimento.

Una lunga scia di violenze e accuse

Il 35enne era già noto alle forze dell’ordine per precedenti episodi di estrema violenza. Secondo gli atti d’indagine, era stato sottoposto a misura restrittiva per due tentati omicidi, risalenti al luglio 2012 e al 2024, per i quali risultava gravemente indiziato. Nonostante ciò, lo scorso agosto 2025, si sarebbe reso protagonista di un nuovo, efferato episodio di aggressione.

Stando alla ricostruzione degli inquirenti, in zona Conca d’Oro avrebbe minacciato un connazionale chiedendogli di consegnare il cellulare. Di fronte al rifiuto della vittima, l’aggressore avrebbe reagito colpendolo con un coltello all’altezza del torace, nel tentativo di raggiungere la gola. Non pago, avrebbe poi incendiato la roulotte dell’uomo, parcheggiata nei dintorni. Le immagini di videosorveglianza e le testimonianze della vittima hanno consentito agli investigatori di identificarlo con certezza.

L’arresto e il sequestro dell’arma

L’uomo, immediatamente trasferito nel carcere di Rebibbia, dove resterà a disposizione dell’Autorità Giudiziaria in attesa dei successivi sviluppi procedurali, è stato sottoposto ad una perquisizione che ha permesso il rinvenimento di un coltello a serramanico che aveva occultato nella tasca dei pantaloni.

La vicenda e la sua conclusione dopo una caccia durata più di un mese, ha fatto tirare un sospiro di sollievo tra i residenti dell’ampio e popoloso quadrante del Nomentano, preoccupati per la presenza del latitante che girava come un fantasma armato.