Mentre in Via Guido Reni al Flaminio, avanzano i lavori per il percorso di una nuova pista ciclabile romana, che si svilupperà tra il Ponte della Musica e l’Auditorium, cresce la protesta sui sociali e in strada da parte dei cittadini che se da una parte sostengono la mobilità sostenibile, dall’altra denunciano un progetto “mal pensato” che ignora le esigenze di un quartiere densamente popolato.
Dalla protesta virtuale a quella reale: un quartiere sul piede di guerra per una ciclabile al centro della strada e della polemica
Nel quartiere Flaminio di Roma, a pochi passi da icone culturali come il MAXXI e l’ Auditorium Parco della Musica, l’avvio dei lavori per una nuova pista ciclabile in via Guido Reni ha scatenato un’ondata di malcontento. Il progetto, pensato per collegare il Ponte della Musica all’Auditorium, è finito al centro di un acceso dibattito, alimentato da un “tam tam” sui social media sostenuto in queste ore anche da Daniele Giannini della Lega.

La causa principale della controversia è la drastica riduzione dei parcheggi: secondo le tempistiche dei cittadini, verranno eliminati fino a 300 posti auto, una cifra considerata insostenibile per il quadrante cittadino, mentre la protesta è uscita dal virtuale ed è finita in strada: la recinzione del cantiere è stata tappezzata di cartelli che esprimono la frustrazione di chi vive e lavora nel quartiere.

La voce dei residenti: “Dove dovremmo mettere l’auto ora?”
La posizione dei residenti è chiara e viene riassunta in una domanda tanto semplice quanto cruciale: «Non siamo per incentivare le auto, ma quelle che abbiamo ora, dove dovremmo parcheggiarle?» . La sintesi che come precisato più volte dai residenti, sottolinea come la protesta non nasca da un’opposizione ideologica alla mobilità dolce, ma da preoccupazioni estremamente pratiche.
Il Flaminio è un quartiere molto popoloso, dove la ricerca di un parcheggio è già una sfida quotidiana, tanto che l’intervento molto oneroso sta apparendo più un “dispetto” che altro da chi vive nel quartiere, dove òa soppressione di centinaia di posti auto, situati proprio di fronte a punti nevralgici come il MAXXI e il mercato rionale, viene percepita come un attacco diretto alla vivibilità del quartiere.

“Una macchina ripiegabile ancora non l’hanno inventata”, dichiara provocatoriamente una cittadina, ma al di là della preoccupazione sulla collocazione di una macchina ferma, l’inferno vero sarà la gestione degli spostamenti per lavoro, o semplicemente raggiungere i servizi essenziali, come il mercato, senza alternative valide.
Critiche al progetto: un disegno “senza senso” e alternative ignorate
Le critiche spaziano poi dalla privazione dei parcheggi alla progettazione stessa della pista ciclabile, definita come un’opera “mal pensata”, e uno dei punti più contestati è la sua collocazione: al centro della carreggiata, mentre si sarebbero potuti sfruttare gli ampi marciapiedi presenti lungo via Guido Reni, una soluzione che avrebbe potuto salvaguardare i posti auto e garantire comunque un percorso sicuro per le biciclette.
“Una scelta progettuale priva di logica e distante dalle reali caratteristiche della strada. Se ce ne fosse una poi gradiremmo che ci venga condivisa”.
Altro tema ricorrente poi è la mancanza di manutenzione sulle ciclabili esistenti, un elemento che peraltro alimenta lo scetticismo sulla reale efficacia di una strategia che continua a inaugurare nuove infrastrutture senza prima garantire la funzionalità e la sicurezza di quelle già in uso.
Dalla protesta virtuale a quella reale: un quartiere sul piede di guerra
La mobilitazione contro la ciclabile di via Guido Reni dimostra come il malcontento, nato e cresciuto online, si sia rapidamente trasformato in un’azione concreta e visibile.
I cartelli di protesta che ora “colorano” l’area dei lavori sono il simbolo di una comunità che si sente inascoltata. La protesta non riguarda solo la perdita di posti auto, ma rappresenta una più ampia richiesta di partecipazione e di pianificazione urbana che tiene conto delle esigenze di tutti.
Sui cartelli della protesta le dichiarazioni del malcontento “Gualtieri e Patanè, una pista ciclabile funzionale al GRAB c’è già . Perché farne un’altra sperperando i nostri soldi? State distruggendo la vivibilità e il tessuto economico del quartiere Flaminio”; mentre un altro recita: “Non siamo il luna park di Roma, dateci gli spazi per poter vivere, E’ un nostro diritto e un vostro dovere”.
Insomma, nella protesta corale, anche la sintesi del timore che certe politiche di mobilità , se non attentamente calibrate sul contesto, finiscano per penalizzare proprio i cittadini che dovrebbero servire, creando un “pasticcio” che complica la vita quotidiana anziché migliorarla.

















