Riccardo Mancini giornalista DAZN, da Ostia Antica al successo nazionale: “Il calcio è sempre stata la mia vita” (VIDEO)

Riccardo Mancini, telecronista di punta di Dazn, si racconta: i momenti più emozionanti della sua carriera e il legame profondo con Ostia e con il litorale romano

Il giornalista Riccardo Mancini, nato a Roma e cresciuto tra Ostia Antica e il litorale romano, è oggi un volto noto di DAZN e un esempio di eccellenza professionale. La sua carriera dimostra come passione, impegno e radici solide possano trasformarsi in un successo nazionale.

Riccardo Mancini, telecronista di punta di Dazn, si racconta: i momenti più emozionanti della sua carriera e il legame profondo con Ostia e con il litorale romano

Lo abbiamo incontrato prima della ripresa dei campionati di calcio e della lunga maratona sportiva 2025/26. E lui ci ha rivelato lati personali e ricordi emozionanti che raccontano il suo percorso professionale e umano.

Ciao Ricky, buon campionato a te, qual è il tuo legame con il calcio e con il territorio di Ostia e del litorale?

RM: Il calcio per me è sempre stato tutto fin da bambino. Crescere a Ostia Antica, con la sabbia sotto ai piedi, giocando a piedi nudi, respirando aria di mare e partite improvvisate tra amici, ha segnato la mia vita. Il calcio non è solo sport, ma scuola di vita, con disciplina, amicizia ed emozioni intense che porto dentro ogni giorno. Sono nato a Roma ma ho vissuto sempre a Ostia Antica, e ogni angolo di quel posto è dentro di me. Il borghetto, il Castello di Giulio II, il pontile di Ostia, lo stabilimento balneare Tibidabo… lì ho passato le giornate più felici della mia infanzia, tra amici e partite interminabili. Ricordo ancora i tramonti che vedevamo mentre ci rincorrevamo sul campo di sabbia: quei momenti, così semplici, mi hanno formato.

La passione per il calcio inglese ha inciso sulla tua scelta di diventare telecronista?

RM: Tantissimo. Da ragazzo sognavo di vivere il calcio come lo vedevo in tv, e Shearer, il bomber inglese del Newcastle era il mio idolo. Pensate che da ragazzino al Tibidabo per giorni e giorni sfidavamo i ragazzi degli stabilimenti di Ostia sul “nostro campo” la sabbia del Tibidabo ed eravamo imbattibili, il nome della nostra squadra era proprio Newcastle United. Poi giocare e vincere il campionato di Promozione a Fregene e giocare in Eccellenza mi ha fatto capire che, pur cavandomela, non sarei arrivato da professionista come calciatore ma potevo – e volevo fortemente – restare nel calcio con un’altra prospettiva. Oggi commentare insieme a Massimo Ambrosini o stare accanto a grandi maestri è un sogno che si realizza ogni giorno.

Poi fu galeotto un viaggio con gli amici in vacanza in Inghilterra nel 2006 e, dopo aver fatto il classico tour degli stadi britannici più belli e iconici (Chelsea, Tottenham, Wembley e altri) mi appassionai definitivamente al calcio d’oltremanica, iniziando a desiderare di scrivere di calcio, di vivere di questa professione, facendo il giornalista.

Il mio primo “lavoro” da giornalista calcistico, qualche mese dopo, furono i pezzi di presentazione delle gare di Roma e Lazio in un giornale gratuito che veniva distribuito dentro lo Stadio Olimpico e ora non esiste più.

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Riccardo Mancini con uno dei premi ricevuti per la sua carriera giornalistica

Se ti chiedessi i luoghi simbolo della tua infanzia?

RM: Direi lo stabilimento balneare di Ostia Tibidabo, con la sabbia sotto le scarpe e il vento che arrivava dal mare. E i pomeriggi passati a giocare con i miei amici, a volte fino alle lacrime per una partita persa o per un goal segnato all’ultimo secondo. Era un calcio vissuto con passione totale.

Oppure il mitico pontile di Ostia, le passeggiate, il mare, i primi amori, o casa mia, il Borgo di Ostia Antica con epicentro a Piazza della Rocca. Da piccolissimo mi sono trasferito a Ostia Antica da Roma insieme ai miei genitori e non l’ho mai dimenticata, i miei anni più belli sono stati là. A Roma vive ancora mia madre e tanti amici veri, quindi quando passo, un salto a Ostia e Ostia Antica e dintorni, è sempre d’obbligo, anche se è ormai quasi 15 anni che sono a vivere a Milano, circa dai 23-24 anni.

C’è una telecronaca che porterai sempre nel cuore?

RM: La mia prima in assoluto, Gubbio-Ascoli di Serie B nel 2011, vinta dai marchigiani in trasferta per 2-3, allo stadio Pietro Barbetti di Gubbio. Ero appena arrivato a Sky e mancava un corrispondente che andasse sul posto, a Gubbio, per fare le telecronache della squadra eugubina, fresca neopromossa nel campionato cadetto. Ero al settimo cielo per mille ragioni, anche perchè ho potuto commentare, in quella partita, le gesta di uno dei calciatori che per i “nerd” e gli amanti dei giocatori iconici, quelli che strappano sempre una citazione era un mito, oovero l’attaccante senegalese Papa Waigo: quanti meme e aneddoti potete trovare su di lui, ancora oggi.

E poi Wembley, Londra, la casa del calcio inglese per eccellenza, nell’agosto del 2016, quando feci la prima voce per la telecronaca della Community Shield (trofeo che apre la stagione in Premier League, vincitore dell’ultimo campionato contro vincitore della FA Cup, la coppa nazionale inglese ndr) tra Manchester United e Leicester di Claudio Ranieri, accanto a Fabio Capello. Avevo la pelle d’oca, ero per la prima volta all’estero, sul posto, a fare una telecronaca ufficiale e al fianco avevo uno dei miti tra gli allentatori del calcio italiano, io, pazzo per il calcio inglese: ogni tanto, da solo a casa, ripenso a quei momenti e mi emoziono ancora.

Come sei arrivato a diventare telecronista?

RM: Dopo la laurea in Scienze Motorie a Roma all’Università del Foro italico e la specialistica in Management dello Sport ho fatto uno stage a Sky, quasi per caso, non come oggi, dove agli stage in queste grandi realtà ci si arriva facendo un master, io ho letteralmente tempestato di chiamate un giornalista allora a Sky, del quale avevo trovato il contatto. Di solito non si riceve mai risposta, invece mi è stato concesso di provare e, di stage di tre mesi in tre mesi, alla fine ce l’ho fatta. Mi ricordo l’ansia dei primi giorni: tremavo solo a pensare di parlare davanti alla telecamera. Poi calciomercato online, con Gianluca Di Marzio e tuttomercatoweb.com, Fox Sports dal 2013 al 2018, e infine DAZN.

Ogni passo è stato una piccola vittoria, una crescita personale che mi ha aiutato a superare difficoltà che spesso vedevo grandi come montagne, ma alla fine, superato l’ostacolo, vedevo che riuscivo a non fermarmi più.

Chi ti ha dato una mano nei momenti difficili?

RM: Gianluca Di Marzio è stato un maestro e un amico prezioso nell’insegnarmi il lavoro dietro le quinte, nei meandri del calciomercato, mentre Luca Marchetti mi ha insegnato la pazienza e l’importanza della preparazione, ad esempio di iniziare la giornata, sempre, anche in vacanza, con lo studio e la lettura approfondita della rassegna stampa del proprio settore, un must irrinunciabile ora, ma a 24 anni, quando iniziai, per me era una novità, leggevo una notizia ogni tanto, ora spazio, su ogni settore, non solo sport e calcio.

Quali sono i tuoi più veri amici nel mondo del calcio, conosciuti grazie al lavoro?

RM: Ho avuto la fortuna di conoscere tanti professionisti straordinari come gli ex calciatori Massimo Donati, Stefano Fiore, Emanuele Giaccherini e Dario Marcolin, tutte persone fantastiche, al pari di Massimo Ambrosini, l’ex mediano di Italia, Milan, Vicenza e Fiorentina. Più in generale sono tutte persona a modo, spesso molto empatico, quasi come un secondo padre, educato e competente. Sono amicizie vere nate dal lavoro ma rimaste profonde nel tempo.

A proposito di Ambrosini, a lui sono legato indirettamente ma profondamente fin dall’età scolare, dato che essendo biondo come ‘Ambro’ il mio mister ‘feticcio’ al Fiumicino calcio, Raffaele Scudieri, mi paragonava spesso a lui, perchè voleva che giocassi centrocampista centrale, mentre io ero fissato con Nedved e Shearer, o ala o centravanti, ma biondi come me e amanti del dribbling, del gol, non certo delle scivolate, dei contrasti e della fase difensiva.

Mister Scudieri mi ha spinto a giocare a calcio in modo diverso, fin dai 12 anni, a rinforzarmi in palestra e anche se non ho giocato a calcio ad altissimi livelli, sono stato fino in Eccellenza, mi ha dato la cultura del lavoro e mi ha spinto a rinforzare il  carattere.

Quanto ad ‘Ambro’, pensate ora che Massimo Ambrosini me lo ritrovo quasi ogni settimana al fianco come seconda voce per le telecronache di Dazn, il tempo passa ma a certe cose non mi abituerò mai: era un punto di riferimento per me, per mille motivi e lo resta ancora.

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Telecronaca dallo stadio di Bergamo

Quali sono i momenti più emozionanti del tuo lavoro?

RM: Ogni partita raccontata e ogni incontro con un giocatore hanno la loro emozione, ma i momenti che ti segnano davvero sono la prima intervista importante, la prima telecamera accesa su un campo ufficiale e quei gesti dietro le quinte che nessuno vede, come la gratitudine di un atleta che ti ha concesso la sua fiducia.

Cosa ti lega di più al territorio di Ostia e del litorale?

RM: Ostia è anche persone che amano la città e l’essere del litorale. Il fatto che Daniele De Rossi abbia rilanciato l’Ostiamare è un segnale enorme, mettendoci faccia e soldi. Ostia ha tante cose belle che non fanno notizia e la serie TV Suburra ha creato danni di immagine, ma Ostia è molto, molto altro. Io a Ostia, Ostia Antica e Fiumicino sono profondamente legato: non sarei quello che sono ora senza questi luoghi.

Ancora oggi, i miei migliori  amici, sono alcuni di quelli d’infanzia, dei tempi di Ostia Antica. Anche se molto distanti fisicamente da me, perché uno è a Dubai, uno a Ginevra e un altro ha cambiato casa a Roma, sono loro, Matteo G, Matteo A e Giorgio. Sono sempre con me e li saluto con affetto.

Come descriveresti la tua filosofia di lavoro?

RM: Con due aggettivi chiave: curiosità e rispetto. Raccontare la verità, ascoltare tutti e mettere il cuore in quello che faccio. Il giornalismo sportivo non è solo cronaca, è emozione, storia e vita vissuta sul campo e fuori.

Ma anche vedere un ragazzo come me, crescere e realizzare il suo sogno o sentire storie di allenatori che hanno dato tutto al calcio, come quando ho commentato a Wembley, a Londra, al fianco di Fabio Capello, il Community Shield inglese nell’agosto del 2016 tra Leicester e Manchester United, ti lascia senza parole. Sono momenti che restano nel cuore.

Qual è il tuo rapporto con le nuove tecnologie e il digitale?

RM: Fondamentale. DAZN permette di raggiungere milioni di persone, ma il cuore del giornalismo resta lo stesso: raccontare storie vere, coinvolgere ed emozionare.

Che consiglio daresti ai giovani del X Municipio che vogliono fare giornalismo?

RM: Non smettete mai di sognare e lavorare sodo. Le radici sono fondamentali: conoscere il territorio, capire la propria città come Ostia e Ostia Antica, dà una forza incredibile. La passione non deve mai spegnersi.

Un tuo commento diventato virale sul web è, da mesi, “Rrahmani mangia il pollo con le mani”. Era un Napoli-Roma dello scorso campionato, partita del 26 novembre 2024 finita 1-0 per i partenopei. Come la spieghi?

RM: È uscita di getto, senza pensarci, volevo dire che il difensore kosovaro del Napoli Amir Rrahmani aveva recuperato un pallone in modo semplice, diretto, rubandolo ad un avversario giocando facile, come mangiare il pollo con le mani. Ma è anche il bello del nostro lavoro: momenti di spontaneità che la gente ricorda. A proposito di  questo Napoli, comunque, vedo una squadra fortissima, davanti a tutti.

Quali sono, per te, le favorite per vincere lo scudetto 2025/26?

RM: A pari merito, Napoli e Inter restano le squadre favorite, per solidità e perchè il Napoli ha mantenuto un martello pneumatico come Antonio Conte in panchina e dalla sua ha la forza di chi ha appena vinto e non si accontenta, ha fatto ottimi acquisti, Lang e De Bruyne su tutti.

Pertanto dico Napoli, ma l’Inter le sta appena dietro. Subito dopo, dico Juve e Milan, che potranno inserirsi, soprattutto se i rossoneri trovano equilibrio.

Il “terzo incomodo” per la lotta scudetto è difficile da individuare in questa stagione: molte squadre sono ancora in costruzione rispetto a Inter e Napoli, che giocheranno la Champions ma hanno preso buoni rinforzi e giocano grazie a un impianto collaudato, Chivu giocherà 3-5-2 così come faceva a Parma e come ha fatto per anni Simone Inzaghi, non credo a un crollo nerazzurro.

L’Atalanta non la vedo molto, percepisco, dall’esterno, qualche sintomo di leggera smobilitazione, spero di sbagliarmi.

Perché dici Inter come seconda favorita per la vittoria dello Scudetto?

RM: Conosco bene il mister dell’Inter Christian Chivu, ci parlo e ci ho parlato spesso: lavora con dedizione e qualitò, è umanamente straordinario, un interista vero, ha vinto il “Triplete” nerazzurro da difensore alle dipendenze di José Mourinho nel 2010, con la ‘ciliegina’ della Champions battendo il Bayern Monaco in finale. E poi quest’anno in squadra c’è Pio Esposito, classe 2005, centravanti emergente, molto, molto forte nonostante gli appena 20 anni: ha messo a segno, in prestito proprio dai menenghini, 15 gol in Serie B con lo Spezia.

Essendo un ragazzo cresciuto a Interello (Come i fratelli, Sebastiano, attaccante ora al Cagliari e Salvatore, centrocampista dello Spezia), il Ds Marotta sa bene che ha uno straordinario diamante tra le mani e quest’estate ha rifiutato per lui anche offerte da 40-50 milioni, anche dal Napoli. Pio Esposito mi ricorda tantissimo Christian “Bobo” Vieri, ha potenziale da nazionale maggiore, anche fra qualche mese, un fisico già strutturato, forte e asciutto e la sicurezza dei giganti, dei veri numeri 9.

E le romane?

RM: La Roma con Gasperini può puntare al quinto o sesto posto se volessimo essere realisti al massimo, oppure fare “Il botto” in positivo, dato che la cura Gian Piero Gasperini, prevedibilmente, sarà fatta di sudore, corsa, regole e disciplina ferrea, gioco ‘uomo su uomo’, molto intenso e dispendioso, a tutto campo, come all’Atalanta, la sua creatura per eccellenza: un mix ideale per andare oltre i risultati degli ultimi anni in campionato e poter sorprendere.

La Lazio ha fatto un mercato timido, inesistente: se arriva in Europa League sarà comunque un risultato importante, ma Sarri, grande tecnico, qualora arrivasse il più possibile vicino alla zona Europa a gennaio, nella seconda parte del campionato potrebbe essere davvero dirompente, avendo i biancocelesti solo la testa a campionato e Coppa Italia.

Vedo la Lazio come una delle mine vaganti della serie A, al pari della Fiorentina di Pioli, che sta rafforzando la squadra con innesti d’esperienza e prestigio, vedi Simon Sohm, ex Parma, a centrocampo, Edin Dzeko, il bomber che non tramonta mai, e Roberto Piccoli, ex stella del Cagliari.

Chi rischia e chi può stupire in questa Serie A?

RM: Lecce, Cremonese, Cagliari e Pisa, per me, sono a rischio, mentre Bologna, Genoa e Torino potrebbero sorprendere molto, fino ad ambire a un piazzamento europeo.

Storicamente in Italia è raro che tre neopromosse su tre restino in A anche nel campionato successivo, e il mercato di Cagliari e Lecce non mi fa impazzire, ceduti a qualche giorno dalla fine del mercato anche i rispettivi bomber (Piccoli dei sardi alla Fiorentina e il montenegrino Nikola Krstovic dai salentini all’Atalanta).

Del Torino, nonostante il finale difficile, mi piace il bel mix di giocatori di personalità e talento che mister Marco Baroni – uno che fino alle ultime settimane, alla Lazio, aveva fatto benissimo – ha a disposizione: Ngonge, Duvan Zapata, Che Adams, il “Cholito” Giovanni Simeone, Cesare Casadei a centrocampo, l’ex Empoli Tino Anjorin, Vlasic, ci sono tante alternative di qualità stavolta, mentre il tallone d’Achille del “toro” spesso erano i ricambi, pochi e non sempre all’altezza dei titolari.

E poi Bologna credo potrà riconfermarsi ai piani alti della Serie A, Italiano è destinato ad avere una carriera grandiosa, è un allenatore che a me piace moltissimo. Mentre il Genoa, ha una squadra solida e un mister, Patrick Vieira, che con Fabregas e Chivu rappresenta il meglio dei tecnici emergenti dello scorso campionato.

E posso assicurarvi che il Ferraris, lo stadio di Marassi, casa dei genoani, quando tifa e spinge i suoi beniamini, è un vero stadio all’inglese che regala ai giocatori di casa una carica pazzesca.

Tre giocatori sicurezza anche per la stagione 2025/26?

RM: Modric al Milan, De Bruyne e Barella. Senza dimenticare Dzeko. In Italia, sono certo, sarà la stagione di questi straordinari campioni, spesso provenienti dall'”usato sicuro”.

Partiamo da Luka Modric: anche a 40 anni il centrocampista croato ex Real Madrid, con il Milan che fa una partita a settimana, se si allena bene e viene protetto come un panda, farà grandi cose, è un artista del calcio. E idem Kevin De Bruyne, che ad appena 34 anni è nel pieno della carriera e la decisione di passare dal Manchester City al Napoli è la conferma che il belga ha ancora fame di campionati e Champions League di alto livello, nonostante con i ‘citizens’ di Guardiola abbia vinto qualsiasi coppa. Barella è una certezza da anni e io amo e guardo con grande attenzione i centrocampisti, essendo stato un centrocampista a mia volta, nella mia carriera pur diversissima. Nicolò Barella è cuore e coraggio, talento e grinta, tocco ed energia, il miglior centrocampista italiano senza dubbio.

Dzeko è il simbolo della voglia di non arrendersi mai alla carta d’identità dopo 20 anni di calcio ad altissimi livelli: bomber che a me piace molto, da sempre, esperto, silenzioso, mai stato velocissimo, ma attaccante di razza, con movenze sopraffine, tecnica, leadership e un fisico ancora integro dopo mille battaglie, con Wolfsburg, Manchester City, Inter, Roma e Fenerbahce, è sempre sul pezzo. Insieme a Piccoli, Kean e Gudmundsson, Dzeko formerà un parco attaccanti che nessuno, a parte le Big, ha attualmente a disposizione in serie A. Il bosniaco, se sta bene, sarà il jolly vincente che Pioli pescherà spesso dal mazzo dei gigliati.

Per il fantacalcio chi suggerisci?

RM: Pio Esposito, Petar Sučić e Samuele Ricci. E poi Leon Bailey e Ondrejka del Parma. Per me saranno loro i volti rivelazione di questa stagione 2025/2026, incerta e per questo elettrizzante. Pio Esposito, dopo i 15 gol a 19 anni un campionato fa con lo Spezia, è stato tenuto a forza da mister Chivu, che stimo tantissimo, all’inter, rifiutando offerta anche da 40-50 milioni per un centravanti classe 2005, anche recentemente da Napoli e dalla Premier League. A me ricorda tanto Christian “Bobo” Vieri e chissà, magari a Gattuso già fra qualche mese per l’Italia tornerà molto utile. Ha tutto per essere il 9 azzurro per almeno 10 anni.

Sucic, sempre dell’Inter, croato, è un genietto, 22 anni, può giocare dappertutto a centrocampo, assist, gol, regia, gran colpo secondo me per i nerazzurri. Potrebbe essere la prosecuzione  3.0 in campo del connazionale e compagno di nazionale Luka Modric. Sa fare tutto: regista, assaltatore, mezzala, mediano di rottura, un tuttofare di qualità eccelsa, muscoli e piedi di velluto, credo che l’Inter abbia fatto un super colpo.

Ricci, forse più di Jashari e Modric, andato via un totem come Tijjani Reijnders (passato per 75 milioni al Manchester City ndr) è quel giocatore, per giunta giovane (2001) e italiano, che sa far girare con calma e talento il pallone, mettere ordine alla manovra rossonera. Al Milan mancava un regista, un playmaker, ora no, e credo che si noterà molto nell’economia del gioco di Mister Allegri, toscano come Ricci.

Per quanto riguarda Ondrejka del Parma e Bailey della Roma, sono i tipici giocatori che mi divertono e che fanno le cose, ad altissimo livello, che amavo riproporrei io nei campi di periferia dei dilettanti del Lazio. Dribbling, sterzate, fantasia, tiri da fuori alla Nedved, imbucate brucianti per i compagni. Ondrejka aveva finito alla grande la stagione ma ora si è infortunato gravemente a un ginocchio, ma tornerà e farà una bella seconda parte di stagione. Il giamaicano sotto Gasperini mi intriga, e il suo infortunio sembra di poco conto. “Gasp” ha avuto fantasisti meno di talento e più di passo, come Pasalic all’Atalanta, chissà cosa saprà tirare fuori l’allenatore romanista da un genietto del dribbling come Bailey che è una ala pura.

E l’Italia di mister Gennaro Gattuso, alla fine, ai Mondiali 2026 ci andrà? Ci qualificheremo?

RM: Secondo me alla fine, pur soffrendo tanto, stavolta ai Mondiali 2026 noi dell’Italia ci saremo, anche passando dai playoff, stavolta non credo alla terza “non qualificazione di fila”, spero di azzeccare il pronostico, da appassionato e da italiano. Credo molto nella grinta e nella competenza tecnica di mister Gattuso e nella rosa a disposizione, ci sono alcuni nuovi innesti che possono aiutare molto, come ad esempio Pio Esposito in attacco e dare più fiducia a Ricci a centrocampo migliorerà sicuramente le cose, speriamo, anche nell’immediato.

L’aneddoto più folle della tua carriera?

RM: Da stagista a Sky Sport, un giorno, in piena estate, ad agosto del 2012, ero da pochissimo passato alla “squadra calciomercato”, quasi un ‘reparto d’assalto” e mi mandarono di colpo in esterna a pedinare, letteralmente braccare in giro per Milano, Samir Handanović,  il portierone sloveno appena passato all’Inter dall’Udinese. Dovevo strappargli a ogni costo le sue prime parole da numero 1 nerazzurro, la sua prima intervista per Sky con i nuovi colori. Quel giorno l’ho inseguito, accaldatissimo per ore, e sono arrivato fino al ristorante dove aveva deciso di pranzare: avevo il cuore in gola, ma ce l’ho fatta, microfono in mano, ho portato a casa la prima intervista esclusiva di Samir Handanovic. Ancora oggi ricordo il battito, l’adrenalina e la gioia di quel primo grande traguardo professionale.

Fuori dal lavoro, cosa ti piace fare?

RM: Sport, fitness, lettura e musica. Amo gli Oasis, le loro canzoni, il loro stile tanto “british” e adrenalinico: prima o poi voglio vederli dal vivo, mi dispiace non esserci riuscito in questa loro reunion, ma recupererò.

Che partite commenterai questo weekend su DAZN per la prima giornata 2025/26?

RM: Genoa-Lecce, Torino-Inter per la serie A e Venezia-Bari big match di serie B. Sempre con passione, come ho imparato da ragazzo.

C’è qualcuno a cui sei particolarmente grato e che vuoi ringraziare alla fine di questa intervista?

RM: Alla mia famiglia, agli amici veri e ai colleghi che mi hanno guidato, soprattutto a tutti quelli che hanno dato fiducia al giovanissimo Riccardo. E un grazie speciale a Canale Dieci, TV e sito d’informazione simbolo del territorio, che amo profondamente e che mi ha dato questa possibilità di raccontarmi e raccontare il nostro territorio. Buon campionato a tutti!.

Foto e video copyright Canaledieci.it