Costume, slip e asciugamano. A Colle Oppio, a pochi passi dal Colosseo, anche una fontanella diventa doccia pubblica. Chi ci passa sorride, chi ci vive protesta. Per alcuni è solo una scena pittoresca dell’estate romana, per altri il simbolo di un degrado ormai fuori controllo.
Colle Oppio tra degrado, accoglienza e rabbia dei residenti: la fontanella usata per le docce
Nel cuore archeologico della Capitale, il parco di Colle Oppio si è trasformato in un piccolo accampamento: tende piantate nel prato, panni stesi sui resti archeologici, rifiuti sparsi ovunque e bivacchi giorno e notte. Accanto all’area giochi, compaiono materassi; davanti al centro anziani, tavoli e cucine improvvisate.
A denunciare la situazione sono ancora una volta i residenti, esasperati da anni di segnalazioni rimaste senza risposte efficaci: “Così il giardino storico di Colle Oppio oggi, a 50 metri dal Colosseo. Uomini in costume che si lavano o cucinano davanti alle Terme di Tito, rifiuti ovunque. Serve una presenza regolare, non solo blitz una tantum.”
Proprio negli ultimi giorni è avvenuto l’ennesimo intervento straordinario: Carabinieri, Ama e Sala Operativa Sociale del Comune hanno rimosso 12 quintali di rifiuti, tende, divani e altro materiale. Ma la domanda resta: quanto durerà prima che tutto torni come prima?
Oltre il degrado: il nodo dell’assistenza

Dietro la questione igienica e urbanistica, c’è un problema più profondo: la gestione dell’assistenza sociale nella zona. Da anni, Colle Oppio ospita nelle vicinanze la mensa della Caritas. Una realtà fondamentale per chi vive in difficoltà , ma che – secondo alcuni residenti – contribuisce alla trasformazione del parco in un punto di stazionamento costante.
“Chi frequenta la mensa è spesso una persona dignitosa, ma molti restano tutto il giorno nel prato ad aspettare i pasti. E nel tempo, questa presenza ha cambiato il volto del parco”, denuncia una residente.
Accoglienza nel mirino

C’è chi propone una riorganizzazione: delocalizzare le strutture di assistenza, come la mensa di Colle Oppio, quella di via Marsala e Binario 95, in aree dove la concentrazione sociale sia piĂą gestibile e non comprometta spazi pubblici di alto valore storico e turistico.
“Bisogna essere obiettivi. Non si tratta di criminalizzare nessuno, ma se il terzo settore non è in grado di esercitare un controllo serio, allora l’accoglienza rischia di generare altro disagio, non soluzione”.


















