Un corso settimanale di vela, destinato a bambini con disturbo dello spettro autistico non verbale, ha rischiato di trasformarsi in tragedia. La Federazione Italiana Vela (FIV) è stata informata, mentre la Capitaneria di Porto di Fiumicino ha avviato controlli in materia di sicurezza in mare.
Tragedia sfiorata ad Ostia durante un corso di vela per bambini autistici, decisivo l’intervento del personale FIV e della Capitaneria di Porto
A raccontarci l’episodio è Marta (nome di fantasia), madre di un bambino autistico di dieci anni. Dopo aver visto la trasmissione Camper su Rai 1 e parlato con un’amica, Marta decide di iscrivere il figlio a un corso di vela organizzato da un noto Circolo Velico del litorale romano nella prima settimana di luglio.
Da subito, nota che le uscite in mare sono affidate ad accompagnatori poco più grandi dei partecipanti e non – come credeva – a istruttori federali qualificati in Para Sailing. Preoccupata, decide di salire a bordo insieme al figlio. Durante una delle uscite, però, l’imbarcazione si capovolge a largo a causa di un errore di manovra, facendo finire in acqua Marta, il figlio e il giovane accompagnatore. Dei tre occupanti solo il figlio minore indossava le necessarie dotazioni di sicurezza.
Nonostante la paura, Marta riesce a soccorrere il figlio e a rassicurare il ragazzo che li accompagnava, anch’egli visibilmente scosso. Racconta anche di aver perso in acqua la borsa con tutti i suoi effetti personali (cellulare, chiavi, denaro), non avendo avuto dagli organizzatori alcuna indicazione sulle misure precauzionali da adottare.
Dopo l’accaduto, riferisce di non aver ricevuto scuse ufficiali da parte dei responsabili dell’organizzazione del corso, ma solo frasi di circostanza, spesso improntate a giustificare il loro operato. Ha così deciso di segnalare l’incidente agli organi competenti della Federazione Italiana Vela, i quali, pur rispondendo, non hanno approfondito l’accaduto, né attivato controlli sul Circolo Velico, mantenendo un atteggiamento neutro e senza assumere iniziative per prevenire episodi simili.
A rendere ancora più amara la vicenda, Marta riferisce che, qualche giorno dopo il brutto episodio, sente cinque uomini che, mentre passeggiano sulla battigia di uno stabilimento balneare vicino, commentano l’incidente con toni sprezzanti: «Hai sentito della madre pazza del bambino handicappato che si è presa la barca e ha scuffiato a largo?». Una ricostruzione distorta e potenzialmente diffamatoria, che parla addirittura di un “furto d’uso” dell’imbarcazione.
Marta si augura che le autorità, in particolare la Capitaneria di Porto di Fiumicino, vogliano fare chiarezza, verificando la veridicità delle dichiarazioni rese e contrastando narrazioni infondate e offensive. Chiede inoltre che vengano garantiti controlli regolari e rigorosi, nel rispetto delle norme previste dal Codice della navigazione, soprattutto quando si tratta di attività rivolte a minori e soggetti vulnerabili.

















