Stop ai treni a Salone: chiude la fermata, scoppia la protesta

Ferrovie, chiude a Roma la fermata Salone: stop ai treni per degrado e sicurezza. Protestano residenti e comunità rom

La fermata Salone

Dal prossimo 25 luglio la fermata ferroviaria di Salone, situata lungo la linea Roma Tiburtina–Lunghezza–Sulmona, non sarà più servita dai treni. Una decisione presa da Trenitalia in accordo con la Regione Lazio, motivata da due fattori: l’esiguo numero di passeggeri e i continui atti vandalici che rendono la stazione insicura e spesso nel degrado.

Ferrovie, chiude a Roma la fermata Salone: stop ai treni per degrado e sicurezza. Protestano residenti e comunità rom

Ogni giorno, secondo i dati delle Ferrovie dello Stato, a Salone salgono o scendono circa 60 persone in tutto. Una media di poco più di un passeggero per treno, su una tratta che prevede 24 treni in arrivo e altrettanti in partenza. Numeri troppo bassi, soprattutto considerando i tempi morti per fermate, rallentamenti e ripartenze.

Vandalismo e furti continui

Ma il vero problema, spiegano da Trenitalia, è l’insicurezza cronica dell’area. La stazione è stata ripetutamente colpita da atti vandalici e furti: macchinette obliteratrici divelte, illuminazione sabotata, lampade e cavi elettrici rubati, ascensori smantellati. Anche i sottopassi pedonali non sono risparmiati.

A questo si aggiungono le numerose denunce per furti su auto e moto nelle aree adiacenti, frequentemente ricondotti alla presenza del campo rom di via Salone.

Non è la prima volta che Salone viene chiusa: tra il 2002 e il 2010 rimase inattiva per ben otto anni.

Il nodo sicurezza e le ipotesi per il futuro

L’assessore regionale ai Trasporti, Fabrizio Ghera, ha annunciato che la Regione sta lavorando per valutare una possibile riapertura dopo l’estate, ma solo a fronte di interventi concreti sulla sicurezza. Si pensa anche all’istituzione di una linea bus di collegamento e alla creazione di un tavolo di confronto con Trenitalia, Comune di Roma e comitati cittadini.

Il trasporto pubblico è un diritto – ha sottolineato Ghera – ma deve poter essere fruito in sicurezza da tutti”.

Comunità rom e residenti uniti nella protesta

Contro la chiusura si schiera l’Associazione 21 Luglio, che tutela i diritti delle comunità rom e annuncia ricorso legale. Secondo il presidente Carlo Stasolla, si tratta di una decisione discriminatoria che mette a rischio un percorso virtuoso di superamento del campo di via Salone. Negli ultimi 16 mesi, infatti, le presenze si sono dimezzate e molte famiglie sono integrate, con bambini iscritti a nidi e scuole, e adulti regolarmente assunti al lavoro.

Chiudere la fermata significa compromettere un progetto di integrazione unico in Italia – afferma Stasolla –. Se ci sono problemi di sicurezza, si risolvano. Ma non si può penalizzare un’intera comunità”.

I residenti attivano una petizione

Anche i residenti dei quartieri limitrofi, come Settecamini e Case Rosse, esprimono forte contrarietà. Il Comitato di quartiere ha avviato una raccolta firme chiedendo non solo la riapertura, ma un investimento serio in sicurezza e decoro.

A partire dal 25 luglio, i treni non fermeranno più a Salone, ma la stazione non sarà tecnicamente chiusa. Di fatto, però, si trasformerà in un’altra “cattedrale nel deserto”.