Ztl, auto elettriche e niente biogas: quando a comandare sono le lobby

Auto elettriche, la miopia politica tra Roma e Bruxelles

di Roberto Riccardi*

Trentacinque miliardi di euro. Ogni anno. È quanto lo Stato italiano incassa dalle accise sui carburanti fossili. Per dare l’idea: la Legge di Bilancio 2024 vale 28-30 miliardi netti. Senza accise, il governo dovrebbe riscrivere interamente la manovra economica. Ogni pieno di benzina riempie anche il serbatoio del Tesoro. Sono quei 35 miliardi che pagano ospedali, pensioni, scuole, stipendi pubblici. Soldi veri che tengono in piedi il welfare italiano. Non promesse verdi.

Auto elettriche, la miopia politica tra Roma e Bruxelles

Ma a Bruxelles questo particolare sembra sfuggire. E a Roma il PD fa finta di niente. Anzi, spinge per accelerare la transizione elettrica come se 35 miliardi fossero mance da buttare sull’altare dell’ideologia green.

La sinistra italiana ha trovato la sua nuova missione: non solo distruggere il bilancio dello Stato, ma l’intera economia. Impoverire e lasciare a piedi le famiglie colpevoli solo di non avere abbastanza soldi per comprare un’auto da 40mila euro. Il Pd è diventato il partito per cui bisogna essere troppo ricchi per poterselo permettere.

L’impatto delle auto elettriche sul gettito fiscale

Perché con le auto elettriche il gioco cambia radicalmente. Nessun pieno alla pompa, nessuna accisa. Ricariche domestiche o gratuite nei centri commerciali, niente IVA sul “carburante”. Un buco da 35 miliardi che farebbe saltare qualunque governo, taciuto all’opinione pubblica come un segreto di Stato. Ma per il PD non è un problema: loro rappresentano i centri storici che girano in SUV elettrico, non le periferie che fanno la fila al distributore.

La fine delle auto a combustione secondo l’Ue

L’Unione europea ha decretato la morte delle auto a combustione entro il 2035. Una condanna a morte travestita da rivoluzione ecologica, imposta con la delicatezza di un bulldozer ideologico. Il mercato protesta? Irrilevante. I cittadini si ribellano? Dettagli trascurabili.

Le difficoltà del mercato elettrico

Perché le auto elettriche non si vendono. Troppo care, troppo complicate, troppo lente. Le colonnine di ricarica? Un miraggio urbano che diventa deserto appena si esce dalle città.

Chi vive in condominio dovrebbe ricaricare dall’ottavo piano con una prolunga? Chi percorre mille chilometri al giorno dovrebbe programmare le soste come un generale prima della battaglia?

Perché si ignora la soluzione dei biocarburanti?

Eppure esiste un’alternativa. I biocarburanti riducono le emissioni fino al 99% rispetto ai fossili tradizionali. Lo certifica la stessa Commissione europea. Sono compatibili con le auto esistenti, non richiedono infrastrutture faraoniche, non devastano le filiere produttive.

Allora perché nessuno ne parla? Perché questa soluzione immediata e pratica viene sistematicamente ignorata? La risposta fa tremare i polsi.

Lobby e interessi geopolitici

Il Qatar Gate ha dimostrato che in Europa i parlamentari si vendono. Letteralmente. Se ieri era Doha a comprare voti sui diritti umani, perché oggi non dovrebbe essere Pechino a comprarli sulle batterie al litio? Chi controlla le materie prime rare? Chi produce le celle elettriche? Chi ha interesse a vedere collassare l’industria automobilistica europea?

Le coincidenze, in politica, non esistono.

Segnali di cambiamento in Europa e nel mondo

Intanto l’assurdo si consuma quotidianamente, ma qualcosa si muove. Germania taglia gli incentivi alle elettriche per risparmiare. Regno Unito rinvia lo stop ai motori termici dal 2030 al 2035. Stati repubblicani americani difendono la combustione in nome del “diritto alla mobilità”.

Persino Svezia e Norvegia – pioniere dell’elettrico – discutono tasse sull’elettricità per compensare il crollo delle entrate fiscali.

La realtà dei conti pubblici batte l’ideologia verde. Sempre.

La beffa fiscale dell’elettrico

E qui arriva la beffa finale. Senza un nuovo meccanismo fiscale, l’elettrico è insostenibile per lo Stato prima ancora che per l’automobilista.

Ecco perché si moltiplicano le ipotesi di accise sull’elettricità o di tassazione chilometrica: più guidi, più paghi. Una tassa di circolazione camuffata da innovazione digitale.

Il cittadino pagherà due volte: prima l’auto elettrica carissima, poi la nuova tassa per rimpiazzare le accise perdute. Un capolavoro di ipocrisia politica spacciata per progresso.

L’Europa che si auto-flagella

L’Europa si auto-flagella mentre il suo contributo all’inquinamento globale è ormai ridicolo: 6,8% delle emissioni mondiali nel 2023. Cina, India, Stati Uniti inquinano dieci volte tanto, ma nessuno osa imporre loro transizioni forzate. Solo noi, i kamikaze del green washing.

L’elettrico come nuova religione di Stato

La transizione ecologica è diventata una nuova religione di Stato. L’elettrico è il vitello d’oro, il dibattito è bestemmia. Chi osa questionare viene tacciato di negazionismo climatico, il nuovo fascismo. Chi presenta alternative concrete viene ignorato.

La sinistra e l’ideologia green

E qui emerge il vero scandalo politico. Perché il PD e la sinistra si ostinano a difendere l’imposizione dell’elettrico, le ZTL punitive, l’ideologia green a senso unico? La risposta è una miscela esplosiva di ideologia, interessi opachi e nostalgia del dirigismo centralizzato.

La sinistra ha perso le fabbriche, i lavoratori, perfino gli studenti. Ha trovato un nuovo “proletariato da salvare”: l’ambiente.

Non quello concreto – fatto di agricoltori, artigiani, camionisti – ma quello astratto da convegno. Il pianeta da salvare col monopattino e il bio-kefir.

Imporre l’elettrico diventa atto di fede, come una volta la lotta di classe. Non importa se i costi sono proibitivi, se le famiglie fanno mutui per un’auto. Conta il principio, non il risultato.

Le ZTL e la nuova divisione sociale

Le ZTL, le piste ciclabili su arterie trafficate, i divieti ai diesel Euro 6 sono la versione moderna del “voi non potete sedervi qui”.

Chi abita in periferia o percorre 80 chilometri al giorno per lavorare viene trattato come criminale climatico. Chi gira in SUV elettrico comprato con bonus statale è un eroe green.

Il Pd è diventato il partito delle ZTL perché non rappresenta più il popolo, ma i benestanti radical chic dei centri storici.

Industria italiana e concorrenza cinese

Quando un’intera filiera industriale viene cancellata per decreto mentre i produttori cinesi invadono il mercato europeo con elettriche low cost, è lecito chiedersi: chi ci guadagna?

Chi sta svendendo l’industria italiana in nome della transizione? Chi difende il monopolio elettrico ignorando i biocarburanti che riducono il 99% delle emissioni non fa politica: fa lobbying travestita da ambientalismo.

La sinistra tra slogan e realtà

Il Pd non è più capace di pensare in termini di bilanci, infrastrutture, lavoro. Pensa solo per simboli, slogan, battaglie morali.

Una sinistra che predica “giustizia climatica” ma scarica i costi su operai, pendolari, artigiani. Il green usato come clava, non come soluzione. La ZTL come nuova classe dominante.

I dubbi sulla transizione elettrica

Ma il dubbio serpeggia. Questa corsa cieca serve davvero l’ambiente o nasconde interessi più prosaici? Dietro la retorica verde si muovono capitali opachi, lobby internazionali, poteri che non mostrano il volto? Il tempo delle domande retoriche è finito.

L’Europa deve scegliere: continuare questa marcia suicida verso un futuro elettrico che non funziona, o ammettere l’errore prima che sia troppo tardi. Perché il rischio è concreto: a restare a piedi non sarà il pianeta, ma sarà l’Europa. E stavolta per sempre.

Roberto Riccardi