Ritrovata a Roma una splendida testa marmorea: forse è Giove

La testa ritrovata a Roma

Una scoperta affascinante ha recentemente arricchito il patrimonio archeologico romano: durante gli scavi nella basilica paleocristiana di Santo Stefano, nell’area delle Tombe di via Latina, è emersa una magnifica testa in marmo raffigurante un personaggio maschile barbuto, forse una divinità, probabilmente Giove.

La testa di marmo trovata durante degli scavi nella basilica paleocristiana di Santo Stefano, nell’area delle tombe di via Latina

Il reperto, alto circa 40 centimetri, è stato rinvenuto nelle fondazioni della basilica, inglobato in una massa di malta estremamente dura, impiegata in epoca tardoantica come materiale da costruzione.

La scultura, risalente verosimilmente al II secolo d.C., nel giro di qualche giorno è stata trasferita a Matera presso l’Istituto Centrale per il Restauro (ICR), dove gli studenti della Scuola di Alta Formazione affiancheranno gli esperti nell’analisi tecnica e diagnostica. Questa prima fase servirà a individuare le metodologie più sicure per la rimozione dello spesso strato di malta, che oggi copre gran parte del volto, celando dettagli fondamentali per l’identificazione certa della figura.

La raffinatezza della testa

Luigi Oliva, direttore dell’ICR, ha sottolineato la raffinatezza dell’opera, visibile già dalle poche parti scoperte: una cascata di capelli definiti da uno scalpello a punta fine, una fronte scolpita con cura, occhi profondi e una barba appena intuibile. Questi elementi suggeriscono una lavorazione di altissima qualità, propria della scultura imperiale romana. Tuttavia, la durezza del materiale cementizio che avvolge la testa richiede un intervento molto delicato, per evitare il danneggiamento della superficie originaria.

Il recupero della statua da parte degli operatori dell'Istituto centrale per il restauro

Dopo lo studio a Matera la testa tornerà a Roma

Il recupero della testa e il progetto di restauro rientrano in una più ampia collaborazione tra il Parco archeologico dell’Appia Antica e l’ICR, con l’obiettivo di sviluppare protocolli innovativi per la conservazione dei reperti. Dopo lo studio a Matera, l’intervento di pulitura e restauro proseguirà nei laboratori di Roma.