Traffico di cocaina e crack smerciata in centro, la Dda fa scattare 18 arresti. La base logistica a San Basilio, il punto di smercio nell’area della movida tra Piazza Navona e Piazza Fico. Ad eseguire le misure cautelari – 10 in carcere per traffico di stupefacenti e 8 ai domiciliari per spaccio – dall’alba di oggi, 27 marzo, i Carabinieri della Compagnia di Roma Centro.
I carabinieri smascherano una rete di spaccio di cocaina e crack: retata dall’alba con 18 arresti
Le indagini dei Carabinieri, avviate dal monitoraggio dei canali di approvvigionamento di un pusher dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti nell’area della movida di Piazza Navona e Piazza del Fico, hanno permesso di stanare una struttura criminale con base logistica a San Basilio, specializzata nella vendita di cocaina e crack fino al centro.
L’organizzazione contava di corrieri per le consegne a domicilio e un centralino per le prenotazioni sempre attivo.
Le indagini hanno consentito non solo di ipotizzare la struttura piramidale dell’organizzazione, con a capo Alessio Capogna, parente di storici personaggi del narcotraffico capitolino, nonché la suddivisione interna dei ruoli ma anche e soprattutto lo schema operativo prescelto con l’utilizzo del “modello itinerante” di piazza di spaccio, a discapito del classico sistema statico.
“Le cessioni avvenivano principalmente attraverso un “delivery service”, a domicilio ovvero in punti d’incontro fissi, previa ordinazione tramite un “centralino” disponibile 24 ore su 24”, specifica una nota.
Prenotazioni e sconti
Le trattative avvenivano perlopiù sulle più note applicazioni di messaggistica con la possibilità di ordini tutt’altro che criptici: “cotta” per indicare il crack invece “cruda” per indicare la cocaina. Mentre la parola “grande” indicava la dose da 0,5 grammi e “piccolo” quella da 0,2 grammi nonché di aderire a promozioni o scontistiche “lampo” pubblicizzate all’occorrenza sui vari canali di comunicazione.
La droga tenuta lontana da San Basilio
I ruoli all’interno dell’associazione erano ben delineati ed il controllo della filiera dello spaccio era particolarmente rigido: dalla gestione della contabilità all’individuazione di luoghi dove custodire la droga, preferibilmente lontani da San Basilio, spesso interessato da interventi delle forze dell’ordine, dai turni di lavoro al centralino alla “ricarica” dei pusher cosidetti “galoppini” che in auto o in scooter effettuava le consegne, dalla ricerca di nuova manovalanza all’irrogazione di sanzioni.
I casting per i galoppini
In particolare, in caso di arresto di uno dei pusher, veniva da un lato garantita assistenza legale al fermato, e subito aperto il “casting” online con l’invio di “annunci di lavoro” sulle solite piattaforme (“cercasi autista/galoppino”), comprensivi di turni di servizio cui seguivano numerose adesioni tenuto conto della remunerazione prospettata dai 150 ai 300 euro al giorno.
L’associazione si reggeva inoltre su regole ferree che prevedevano la punizione di galoppini, centralinisti e sodali con tagli di “salario”, per quelli anche solo sospettati di infedeltà, oppure con la definitiva estromissione di quelli ritenuti non abbastanza “produttivi”, non priva di gravi minacce di punizioni fisiche facendo leva sulla forza intimidatrice derivante dalla caratura criminale del suo leader. Una organizzazione ‘perfetta’ insomma che arrivava a fruttare 5.000 euro al giorno.