Francesco Urso, morì a 24 anni sulla Cassia: “colpa del guardrail”. In tre a processo

Il guardrail sostituito era sette metri più corto: gli imputati avrebbero causato indirettamente la morte del giovane

Francesco Urso

Se avessero sostituito il guardarail in un tratto della Cassia della lunghezza giusta, l’albero sarebbe stato protetto e Francesco Urso, un 24enne della Balduina, uscito fuori carreggiata nella notte del 6 ottobre del 2020, ancora vivo. Invece le ditte, nonostante le indicazioni di Roma Capitale, ne montarono uno più corto di sette metri. E ora dovranno rispondere della morte del giovane, figlio unico di una coppia della Balduina che non riesce a darsi pace.

Il guardrail sostituito era sette metri più corto: gli imputati avrebbero causato indirettamente la morte del giovane

Per quella morte che poteva essere evitata – il ripristino corretto del guardrail avrebbe garantito un urto meno violento – la Procura ha chiesto e appena ottenuto il rinvio a giudizio dei dirigenti e di un tecnico delle ditte che si sarebbero dovuti occupare della messa a norma del tratto di strada e invece hanno montato una barriera più corta, risparmiando sette metri.

Il reato contestato è omicidio stradale. Gli imputati il rappresentante legale della società vincitrice del bando, quello della società in sub appalto e il capo squadra della ditta.

La notte del 4 ottobre Francesco Urso si trovava alla guida della sua Panda, quando forse per via della pioggia battente ne perde il controllo finendo contro un albero.

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I rilievi dopo l’incidente

I vigili urbani evidenziano subito come sia “rilevante la mancanza di un prolungamento del guardrail, che avrebbe evitato l’evento mortale”. Guardrail che in precedenza in quel tratto c’era.

In un primo momento la procura archivia il caso, la famiglia del ventenne si oppone e grazie alla battaglia dell’avvocato Pier Francesco Mazzini, il magistrato dispone una perizia affidandola all’ingegnere Mario Scipione, un esperto del settore, che confermerà la necessità del guardrail. “Se ci fosse stato l’impatto sarebbe stato meno grave e il ragazzo non sarebbe morto”, la conclusione del tecnico.

Sarà un processo – disposto qualche giorno fa dal gup Giulia Arcieri – ora a stabilire se i tre imputati sono colpevoli o meno. La prima udienza del processo è stata fissata per il 17 settembre del 2025.

“Finalmente dopo quattro anni e mezzo, una parte di giustizia è stata fatta, per questo giovane ragazzo morto a nemmeno 25 anni – dichiara l’avvocato Pierfrancesco Mazzini – Siamo soddisfatti della decisone del Gup che restituisce a questi genitori fiducia nella giustizia, per una tragica vicenda ove, una attenzione maggiore nella gestione della manutenzione stradale, avrebbe sicuramente salvato la vita al loro unico figlio.

L’ultima tragedia sulle strade

All’alba di oggi, domenica 23 febbraio, a Roma, sulla via Tiburtina, si è contato un nuovo incidente stradale mortale. La vittima un uomo di 34 anni.