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Quartiere Caltagirone, il ricorso di LabUr: “L’espansione del Giardino di Roma va fermata”

Le nuove licenze edilizie con cambio di destinazione d’uso per l’ampliamento del Quartiere Caltagirone sarebbero illegittime

L’espansione del quartiere Caltagirone con nuovi palazzoni lungo la via Ostiense in direzione di Roma, dopo il Casale di Malafede, va fermata subito, in quanto priva delle prescritte autorizzazioni paesaggistiche.

Le nuove licenze edilizie con cambio di destinazione d’uso per l’ampliamento del Quartiere Caltagirone sarebbero illegittime

E’ quanto sostiene LabUr, Laboratorio di Urbanistica che, il 24 aprile scorso, ha presentato un ricorso gerarchico in via amministrativa alla Regione Lazio allo scopo di arrestare quello che, a suo giudizio, costituirebbe uno scempio edilizio bell’e buono, consumato in barba alle norme sulla tutela di aree di pregio archeologico.

Nel mirino degli esperti di LaBur c’è, infatti, il permesso di costruire n. 124, rilasciato dal X Municipio di Ostia il 28 settembre del 2022, per consentire la realizzazione di edifici commerciali e residenziali nel Comprensorio Convenzionato “Giardino di Roma”.

Il ricorso, presentato alla Regione punta a sospendere i lavori che rientrano nell’ambito del progetto, ottenendo l’annullamento delle licenze rilasciate senza il via libera necessario alla realizzazione di edifici destinati a sorgere in zone assoggettate a tutela.

E non si tratta di una questione di lana caprina. Perché a metà degli Anni ’90, durante un sopralluogo effettuato in zone che oggi continuano a coprirsi di cemento, l’attuale direttore di canaledieci.it, Giulio Mancini, il deputato Angelo Bonelli, allora consigliere municipale a Ostia, l’archeologo Sandro Lorenzatti e il fotografo de “Il Messaggero”, Mino Ippoliti, documentarono la presenza di una grande cisterna romana interrata.

Un reperto storico il cui destino, con il progressivo avanzamento dei palazzi di Caltagirone, è rimasto ignoto. L’area di Malafede è del resto caratterizzata da numerosi manufatti risalenti all’antichità come tratti di strade e ponticelli di epoca antica.

Reperti in alcuni casi scomparsi a dispetto delle valutazioni che spettano agli organi competenti delle Belle Arti prima che una sola pietra o un mattone possano essere spostati o, peggio, distrutti.

Il progetto iniziale per la realizzazione del Quartiere Caltagirone, all’interno del quale si inserisce il Comprensorio regolato dalla convenzione “Giardino di Roma”, sottolinea LaBur nel suo ricorso, sarebbe quindi illegittimo perché costruito su un’area sottoposta a vincolo paesaggistico che impone, tra l’altro, l’obbligo di definire aree di rispetto inedificabili.

Nel caso specifico il X Municipio di Ostia avrebbe omesso di richiedere le prescritte autorizzazioni permettendo che la convenzione “Giardino di Roma”, stipulata nel 1992, andasse avanti senza soluzione di continuità. Il piano urbanistico è stato infatti realizzato in gran parte.

La Regione Lazio si sarebbe inserita in un iter viziato da falso e sviamento di potere

In questo farraginoso iter si è, nel frattempo, inserita la stessa Regione Lazio che, nel 2020, ha espresso parere favorevole al cambio di destinazione d’uso da “non residenziale” a “residenziale” di una porzione su cui stanno sorgendo anche altri edifici.

L’ente territoriale, dal canto suo, ha sostenuto che la zona in cui si stanno costruendo gli edifici non è soggetta ai “vincoli relativi ai beni tutelati per legge sulle aree che, alla data del 6 settembre 1985, erano ricomprese nei piani pluriennali di attuazione”.

La Regione sarebbe addirittura andata oltre perché, ritenendo di avere le mani ormai libere in seguito a una sentenza pronunciata proprio nel 2020 dalla Corte Costituzionale per l’annullamento del Piano Territoriale Paesistico Regionale, ha dato il suo placet alla realizzazione di nuove case d’abitazione proprio nelle aree nelle quali, secondo LaBur, non sarebbe stato possibile realizzare nuovi appartamenti.

I costruttori, sostengono gli autori del ricorso, avrebbero invece dovuto essere autorizzati esclusivamente al compimento di “interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione, risanamento, recupero statico e igienico e restauro conservativo”.

Per evitare che i palazzi continuino a propagarsi come funghi LaBur intende, quindi, valere motivi di illegittimità derivanti dall’esercizio di un eccesso di potere da parte della pubblica amministrazione.

Altro che il rilascio di nuove licenze edilizie. “I provvedimenti finora adottati, infatti, non sarebbero conformi all’interesse pubblico e disapplicherebbero il criterio-guida della più proficua utilizzazione del bene per finalità di pubblico interesse, attraverso la falsità di presupposto e lo sviamento di potere”.