Ladispoli, cooperativa in fallimento simulava vendita di beni aziendali: sequestrati 9 automezzi

Indagata per il reato di bancarotta fraudolenta la rappresentante legale di un'impresa in fallimento con sede nella cittadina portuale

Le Fiamme Gialle della Compagnia di Ladispoli hanno eseguito il sequestro di 9 automezzi nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia per il reato di bancarotta fraudolenta in relazione al fallimento di una società cooperativa che commerciava autovetture e autocarri leggeri.

Indagata per il reato di bancarotta fraudolenta la rappresentante legale di un’impresa in fallimento con sede nella cittadina portuale

Tutto è partito dalla querela, sporta nel mese di aprile dello scorso anno, nei confronti di un’azienda con sede a Ladispoli dal commissario liquidatore nominato dal tribunale per gestire la procedura concorsuale finalizzata alla liquidazione del patrimonio sociale nell’interesse dei creditori. C’era, infatti, il sospetto che alcuni atti di compravendita effettuati dopo l’avvio del fallimento fossero stati stipulati per sottrarli alla vendita dello stesso patrimonio. Si trattava in particolare, di 9 mezzi pesanti comprendenti un autoarticolato, due motrici e sei rimorchi.

I finanzieri della cittadina portuale hanno avviato le indagini per accertare se sussistessero i requisiti per procedere nei confronti dei titolari della cooperativa ipotizzando la sussistenza del reato di bancarotta fraudolenta. L’inchiesta ha consentito di appurare che gli atti di cessione dei veicoli, individuati dagli uomini del Comando Provinciale di Roma erano stati simulati allo scopo di depauperare i beni aziendali da porre in liquidazione.

La rappresentante legale della cooperativa è stata denunciata, insieme al suo compagno, perché gli acquirenti dei mezzi venduti, poi sottoposti a sequestro preventivo di urgenza convalidato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Civitavecchia, sono risultati essere quattro persone in rapporti di stretta conoscenza con l’uomo il quale è stato, a sua volta, accusato di autoriciclaggio dei proventi derivanti dal fallimento.

E ‘opportuno ricordare che qualsiasi persona denunciata, fermata, indiziata di reato, imputata ovvero rinviata a giudizio nell’ambito di un procedimento penale deve essere considerata innocente sino alla pronuncia di una sentenza di condanna definitiva nei suoi confronti.

Resta il fatto che l’attività investigativa svolta dai finanzieri nel contesto dei reati di natura economica consente di tutelare la collettività dai danni procurati al tessuto produttivo da persone che agiscono in modo spregiudicato e disattendono al rispetto del principio di leale concorrenza tra le imprese.