Roma, i soldi dell’usura “ripuliti” in una lavanderia: 4 arresti

Oltre agli arresti per usura disposto un sequestro per 320mila euro

L'arresto dellaFinanza
Foto di repertorio

I soldi accatastati col giro di usura del papà, “ripuliti” nella lavanderia della figlia, al Tuscolano. Si è chiusa con quattro arresti l’ultimo giro di usura a conduzione familiare scoperchiato a Roma.  In carcere è finito un 60enne romano, mentre per due suoi galoppini, e la figlia, accusata di riciclaggio, sono stati disposti i domiciliari.

Oltre agli arresti per usura disposto un sequestro per 320mila euro

Da piazzale Clodio – dove l’inchiesta è stata coordinata dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo – oltre ai mandati di cattura è stato disposto un sequestro preventivo finalizzato alla confisca di oltre 320mila euro.

A scoperchiare il giro usuraio che coinvolgeva decine di vittime, per lo più negozianti e professionisti in difficoltà economica, i Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma.

Gli assegni in bianco

Il meccanismo usurario era principalmente fondato sull’utilizzo di assegni bancari in bianco, di poche migliaia di euro, che l’usuraio – solo per alcuni “clienti” spalleggiato da uno o da tutti e due i complici – faceva emettere alle vittime senza l’indicazione del beneficiario.

Gli assegni avevano la funzione sia di strumento di “garanzia” sul prestito erogato in contanti, sia di mezzo di restituzione del debito stesso.

In questo modo, gli indagati avevano la costante disponibilità di un consistente numero di assegni in bianco in grado di alimentare il flusso di denaro illecito e di eludere il monitoraggio bancario.

Nel corso delle indagini sono stati già sottoposti a sequestro oltre 110.000 euro in banconote di piccolo taglio, assegni in bianco per circa 370.000 euro e documentazione riportante la contabilità delle somme prestate, i nominativi delle presunte vittime e i relativi piani di ammortamento.

La lavanderia

Il capo del “gruppo”, come un qualsiasi professionista, girava ogni giorno per Roma ritirando o consegnando assegni in bianco, aggiornando al contempo le vittime sull’andamento del tasso usuraio. Nella lista degli indagati è finita anche la moglie,  coinvolta nella gestione della contabilità.

L’accusa più pesante per la figlia: era nella sua lavanderia che gli assegni in bianco venivano trasformati in contanti spesso per il pagamento di false fatture.