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I monasteri benedettini di Subiaco candidati a sito Unesco

Nei monasteri benedettini: qui nacque la regola "Ora et labora" e un millennio dopo il primo libro stampato in Italia 

I monasteri benedettini di Subiaco candidati nella lista Unesco. Simbolo di religione, cultura e architettura il Sacro Speco dove il San Benedetto meditò la sua regola, “Ora Et Labora” e si ritirò in preghiera per tre anni e il Monastero di Santa Scolastica sono stati proposti assieme ad altri siti benedettini come perle da tutelare dall’Unesco.

Nei monasteri nacque la regola “Ora et labora” e un millennio dopo il primo libro stampato in Italia

La proposta è stata avanzata dal Consiglio Direttivo della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, riunitosi l’8 settembre in modalità telematica sotto la presidenza di Franco Bernabè. Il Consiglio ha approvato l’“Early medieval Benedictine settlements in Italy” (Insediamenti benedettini altomedioevali in Italia) come candidatura italiana.

Per il Lazio i siti proposti sono l’Abbazia di Santa Maria di Farfa, l’Abbazia di Montecassino e appunto i Monasteri di Subiaco ossia il Sacro Speco e  il Complesso di Santa Scolastica.

Nella loro unicità costituiscono un percorso di testimonianza del monachesimo benedettino che influenzò tutta l’Europa medievale.

Il passaggio di San Benedetto

Il Libro de “I Dialoghi” di San Gregorio Magno racconta che San Benedetto (nato nel 480 e morto nel 547) fondò nella valle sublacense dodici cenobi, abitati da altrettanti monaci.

Egli andò a vivere in un luogo poco distante, situato nella villa neroniana, posta sulla riva destra dell’Aniene: questo fu il primo monastero, si chiamò “San Clemente”.

San Benedetto poi dedicò a papa Silvestro un altro monastero, che più tardi si chiamerà “Santa Scolastica”. Nel IX secolo fu distrutto dai Saraceni: papa Gregorio IV lo riedificò, Leone IV lo completò e Benedetto VII lo consacrò col nome di San Benedetto e Santa Scolastica.

La stampa

Un balzo nel tempo, conferma l’importanza dei monasteri benedettini di Subiaco nella storia. È il 1465 quando i due monaci tedeschi Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz arrivano a Subiaco.

Accolti nel monastero con affaccio sulla Valle dell’Aniene, i due – discepoli di Gutenberg – portano per la prima volta in Italia la stampa a caratteri mobili, regalando per sempre alla cittadina di Subiaco, nell’alta Valle dell’Aniene ma non lontano da Tivoli, il titolo di Città della stampa.

Tra le mura del monastero di Santa Scolastica, fondato da San Benedetto nel V secolo, Sweynheym e Pannartz impiantano una tipografia che resterà attiva fino al 1467.

In quei due anni tre le opere che vennero certamente stampate nel monastero, ognuna in 275 copie: il De oratore di Cicerone, tre scritti del Lattanzio racchiusi in un unico volume e il De civitate Dei di Sant’Agostino.

Volumi che sono ancora qui, nella biblioteca di Santa Scolastica nata insieme al monastero per volere del Santo fondatore”, spiega Padre Fabrizio Messina Cicchetti, direttore della Biblioteca statale del Monumento di Santa Scolastica.