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Ostia, procedimento sul comprensorio Maresole. Gli associati precisano: “Nessuna condanna”

Comprensorio Maresole: richiesta una rettifica sulla comunicazione che avrebbe già ritenuto condannati gli associati e consegnati i manufatti all'ufficio Demanio

Ostia: dura la reazione dei residenti del comprensorio Maresole alla notizia erroneamente riportata di una condanna già definitiva di chi è stato raggiunto solo di recente dai primi procedimenti del PM.

In una nota dell’Associazione Maresole, la giusta pretesa emersa nelle ultime ore, è quella di un chiarimento e una rettifica sulla recente esposizione della situazione attuale, che avrebbe dato per altrettanto definitivo anche il sequestro di una sessantina di manufatti con la relativa consegna all’ufficio Demanio del X Municipio.

Comprensorio Maresole: richiesta una rettifica sulla comunicazione che avrebbe già ritenuto condannati gli associati e consegnati i manufatti all’ufficio Demanio

L’Associazione Maresole tuona contro chi sta diffondendo in queste ore la notizia falsa del sequestro definitivo di almeno 60 manufatti del comprensorio omonimo, auspicandone ancor prima della fine di un procedimento in corso il pronto abbattimento.

Quanto c’è di vero nella vicenda che riguarda il comprensorio Maresole, è invece che lo scorso aprile l’Ufficio Tecnico Municipale nell’avviare un’istruttoria tesa a verificare la presenza di difformità edilizie, abusi e occupazioni sine titolo su tutto il litorale, aveva ricompreso in questa attività anche gli 86 villini, pur edificati alla fine degli anni ’50 con regolare licenza edilizia rilasciata dal Comune di Roma.

L’indagine della Guardia di Finanza sarebbe finita, e attualmente sarebbero partiti i primi procedimenti penali e civili, nei confronti dei quali gli associati si stanno al momento ancora difendendo. La battaglia legale dunque non solo non è ancora finita, ma sarebbe appena iniziata tra le parti, e cioè appunto i residenti del comprensorio Maresole e il X Municipio, ancora coinvolti in una fitta interlocuzione legale.

L’Associazione Maresole: “Da tre anni stiamo tentando con strumenti altrettanto legittimi, di regolarizzare la posizione nei confronti degli enti istituzionali”

Intanto, in attesa di una specifica comunicazione su quella che sarà la linea di condotta sul procedimento, l’Associazione Maresole ha diffuso la nota che chiarisce e diffida istituzioni e  media da differenti informazioni in merito: E’ un comprensorio di persone normalissime e non Vip come tanti credono – sottolineano -, e nessuno peraltro tra loro è stato ancora condannato in via definitiva. Non corrisponde assolutamente a verità che si siano celebrati tre gradi di giudizio che avrebbero accertato l’esistenza di condotte penalmente rilevanti”.

Come spiegato in questo articolo (leggi qui), il comprensorio è stato costruito nel 1957 con regolare concessione edilizia rilasciata dal Campidoglio e venne acquisito a Patrimonio doganale marittimo, ma per l’amministrazione che ha denunciato i concessionari, quel titolo non esisteva. Una situazione analoga avveniva anche nello stabilimento balneare “La Casetta(leggi qui).

In una lettera giunta oggi alla nostra redazione, che sottolinea un accanimento contro l’Associazione Maresole, gli stessi ne spiegano la nascita con ben altre peculiarità, che non sono quelle che hanno definito i cottage come “roccaforte di privilegiati”, dipingendo gli associati in modo fuorviante.

Il complesso di 86 villini, è stati edificato con regolare concessione edilizia, e consentendo da sempre l’accesso all’arenile da parte della collettività. Le concessioni demaniali negli anni sono state oggetto di puntuale rinnovo dietro il pagamento dei relativi oneri:Questo fino alla sopravvenienza di una completa inerzia da parte delle amministrazioni pubbliche. A tal propositi quindi, è nata una vivace e continua è l’interlocuzione tra l’amministrazione comunale e i componenti dell’associazione – proseguono -, cittadini come gli altri, che stanno tentando di regolarizzare una situazione che non può essere certamente attribuita alla volontà dell’associazione e di chi ne fa parte” – concludono.

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