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Roma, ritrovati gioielli rubati con la tecnica “rip deal”: valore 1 milione e 346mila euro

Il colpo era avvenuto questa estate con l'ingente furto di gioielli grazie alla tecnica del "rip deal" e adesso la polizia ha trovato la refurtiva, riconsegnandola alla proprietaria

Roma: la Polizia di Stato ha ritrovato i gioielli del furto portato a termine con la tecnica del “rip deal” – ovvero quella definita del “cambio fraudolento” del quale vi avevamo raccontato in un nostro articolo dell’ottobre scorso (leggi qui).

Il colpo era avvenuto questa estate con l’ingente furto di gioielli grazie alla tecnica del “rip deal” e adesso la polizia ha trovato la refurtiva, riconsegnandola alla proprietaria

Tutto era avvenuto in un albergo del centro di Roma e le indagini sono state condotte con la collaborazione della squadra mobile di Milano e per il quale, a seguito di approfondite indagini  coordinate dalla Procura di Roma, erano stati fermati un uomo ed una donna. 

La perizia sui gioielli ha confermato il valore di 1 milione e 346mila euro, per il quale erano stati arrestati un uomo ed una donna.

Esame che ha confermato che l’intero bottino è stato ritrovato.

Si tratta di un tennis di diamanti, una collana, un bracciale Chopard ed un anello di diamante griffato, dopo essere stati sottoposti a perizia, sono stati restituiti alla vittima.

I dettagli: non erano quello che si spacciavano di essere, ovvero un magnate russo e una esperta di diamanti e gioielli ma solo dei ladri.

Vennero identificati ed arrestati dalla Polizia di Stato l’uomo e la donna che ad agosto hanno derubato, in un albergo a cinque stelle a Roma, una gioielliera monegasca portandole via diamanti con la tecnica del rip-deal, ossia di cambio fraudolento.

Gli arresti hanno riguardato donna di origine romena di 28 anni che vive alla Balduina e un croato di 27 rintracciato a Sanremo.

Per i due finti russi le manette sono scattate per furto aggravato, per due complici con l’accusa di produzione di documenti falsi.

La vicenda in questione era avvenuta a giugno, quando la vittima, gioielliera presso una società di Montecarlo, veniva contattata telefonicamente da un intermediario  che le manifestava l’intenzione di fare da tramite nell’acquisto di gioielli per conto di clienti russi.

A questa telefonata seguivano vari incontri di affari e cene, a Sanremo e Milano, dove gli intermediari ed i compratori discutevano dell’acquisto di una partita di gioielli.

Il primo tentativo di scambio soldi gioielli, avvenuto in un albergo di Sanremo a fine luglio, non era andato a buon fine, ma era di fatto servito per accreditare gli acquirenti agli occhi della vittima.

Gli intermediari avevano organizzato un nuovo incontro in agosto, questa volta nel centro di Roma, in un lussuoso albergo prenotato dalla vittima. Il sedicente compratore russo si presentava in compagnia di una donna che si qualificava come “esperta di pietre preziose” che avrebbe avuto proprio il compito di scegliere i gioielli da acquistare.

Un’escamotage complesso e riuscitissimo, con il compratore russo attendeva presso il bar, ed esigeva dalla gioielliera di far salire la donna che l’aveva accompagnato presso la sua camera, al fine di verificare l’autenticità dei gioielli.

Arrivate in camera la venditrice posizionava i gioielli sul letto e la donna ne sceglieva  5 su 6, mettendo tutti i gioielli che aveva selezionato all’interno di alcuni  sacchetti  in velluto e successivamente li poneva nuovamente all’interno di un  borsello color caramello  avvolgendoli con del nastro da imballaggio, chiedendo alla gioielliera di  prenderle una penna per siglare l’involucro.

Cogliendo l’attimo di distrazione della vittima, la finta esperta di gioielli effettuava lo scambio dei borselli, riponendo al posto di quello contenente i gioielli veri, un altro contenente delle riproduzioni, e invitava la venditrice a riporlo all’interno della cassaforte presente in camera.

Subito dopo la gioielliera scendeva con la donna nella hall e raggiungeva il compratore russo, che nel frattempo era uscito dall’albergo per andare a prendere un borsone  di colore blu, contenente il corrispettivo in mazzette di banconote da 200 euro. L’uomo la invitava a trattenere la borsa come garanzia in attesa di perfezionare le operazioni di pagamento, a seguito delle quali al loro rientro avrebbero ritirato i gioielli dalla cassaforte e contato le mazzette di banconote contenute nella borsa.

Alla fine, mentre i due uscivano dall’albergo, la parte lesa si recava subito presso la sua stanza e dopo aver atteso invano il loro rientro, apriva il borsone che le avevano lasciato, notando al suo interno numerosissime banconote del taglio di euro 200,  riportanti, però, la dicitura fac-simile su di un lato. Dopodiché la scoperta, scontata, nella cassaforte.

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