Roma, giornalisti in piazza: “Da presunzione d’innocenza a bavaglio all’informazione”

Per i giornalisti si rischia di informare i cittadini solo con le veline: una censura 

Giornalisti in piazza. L’8 novembre alle ore 10.30 si aprirà, a Roma, all’ingresso di piazzale Clodio la mobilitazione a difesa del diritto di cronaca e del diritto dei cittadini di essere informati indetto dalle maggiori sigle della stampa.

Per i giornalisti si rischia di informare i cittadini solo con le veline: una censura

Il decreto sulla “presunzione di innocenza” non può essere l’alibi per procure e forze dell’ordine per imporre censure all’informazione, recita l’appello degli organizzatori.

Alla manifestazione di protesta hanno aderito finora: Fnsi, Ordine dei Giornalisti, Ordine dei giornalisti del Lazio, Articolo 21, Rete NoBavaglio – Liberi di essere informati, Libertà e Giustizia Lazio, Libera Informazione, GayNet, Sindacato Cronisti Romani.

“Vietato parlare coi giornalisti”

In un lungo comunicato vengono spiegate anche le motivazioni: “Vietato parlare con i giornalisti. Più che concentrarsi sulla prevenzione e repressione dei reati, a Roma, ormai Procura e Questura sembrano, piuttosto, impegnate a imbavagliare la stampa”.

La legge sulla presunzione di innocenza, di cui la libera informazione in Italia attende da parte dei Ministeri competenti una corretta lettura attraverso nuove circolari esplicative che non mettano a repentaglio (come sta avvenendo) il diritto di cronaca, appare un pericoloso alibi”, continuano le sigle dei giornalisti.

Eppure è fondamentale permettere la verifica di fatti e notizie nell’immediatezza, oltretutto, in un momento così delicato per la vita del Paese colpita da una crisi economica gravissima che rischia di generare grandi tensioni sociali“, spiega una nota

Secondo i cronisti in particolare di nera e di giudiziariaper la paura di assumersi responsabilità o di essere “redarguiti”, tutti i livelli coinvolti in quello che dovrebbe essere un aperto confronto con gli organi di stampa, nel rispetto dei ruoli, si stanno trincerando dietro un “no comment” che spesso è o sfiora la censura“.

Una condizione inaccettabile, secondo i giornalisti: chi opera in difesa dello Stato e dei cittadini deve anche essere in grado di potere interloquire con i professionisti dell’informazione i quali hanno dei doveri già sanciti dai codici deontologici.

I cronisti romani ritengono sia assurdo che nella capitale del Paese, sede di tutte le istituzioni, a decidere cosa sia di interesse pubblico, se e cosa debba essere detto o non detto ai giornalisti sia esclusivamente una persona, un procuratore – chiarisce la nota – Se non altro per la mole di procedimenti e fatti di cronaca che avvengono a ogni ora del giorno e della notte: sarebbe umanamente impossibile“.

La sala stampa chiusa

Da anni ai giornalisti di Roma, poi, è stato sbarrato addirittura l’ingresso nel palazzo di via di San Vitale, sede della Questura. È stata chiusa e mai più riaperta la storica sala stampa. Sembrava di avere toccato il punto più basso nei rapporti, invece, no.

Noi giornalisti ci opponiamo con fermezza a chi tenta di relegarci a solo megafono per veline “di regime”, rinunciando al nostro diritto dovere verso la comunità di raccontare i fatti: non è questa la democrazia.

L’incontro mai avvenuto

Mesi fa il presidente dell’Ordine regionale dei giornalisti aveva chiesto un incontro al procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, a cui non è seguita risposta.

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