Sabaudia, rogo al Duna: le mandanti mamme e figlia dello stabilimento rivale

Per il rogo sono finiti in carcere anche due uomini: assoldati con 500 euro per appiccare le fiamme

incendio
immagine di repertorio

A otto mesi dal rogo del “Duna 31.5” scattano gli arresti: l’incendio era doloso. I carabinieri della stazione di Sabaudia hanno tratto in arresto, oggi, 10 ottobre, quattro persone del posto, due donne e due uomini, ritenute a vario titolo i mandanti e gli esecutori dell’incendio dello stabilimento balneare dato alle fiamme in piena notte, lo scorso 5 gennaio.

Per il rogo sono finiti in carcere anche due uomini: assoldati con 500 euro per appiccare le fiamme

Dopo aver appurato che anche l’impianto di allarme e videosorveglianza era andato distrutto nel corso dell’incendio dello stabilimento gli accertamenti dei carabinieri si erano concentrati nell’area a ridosso dove è stata trovata una bottiglia contenente dei residui di benzina. Il primo indizio del dolo per gli inquirenti.

Ascoltati i titolari del Duna e quelli dei chioschi vicini e raccolto altri elementi i militari dell’Arma alla fine hanno accertato che il rogo era stato commissionato dai titolari di uno stabilimento rivale.

Per precisione due donne, mamma e figlia,  titolari di una concessione per noleggio di sdraio e ombrelloni cessata a seguito di ripetute violazioni accertate dai Carabinieri Forestali del Parco di Fogliano e recentemente riaperta in altra località del lungomare sabaudo, e che aveva già avuto diversi screzi con i titolari dello stabilimento incendiato.

Ad appiccare il rogo due giovani del posto

Le indagini dei carabinieri hanno permesso, inoltre, di individuare chi ha appiccato il rogo, due giovani del posto assoldati dalle mandanti con 500 euro.

Per gli incendiari si sono aperte ora le porte del carcere, mentre per le mandanti l’autorità giudiziaria ha previsto gli arresti domiciliari.  Le indagine sono state coordinate dal procuratore aggiunto della Procura di Latina, Carlo Lasperanza e dal sostituto Daria Monsurrò.

A chiedere le misure cautelari il procuratore aggiunto della Procura di Latina, Carlo Lasperanza e il sostituto Daria Monsurrò.

Gli arresti sono stati commentati anche dal sindaco di Sabaudia, Alberto Mosca, che oltre a complimentarsi coi carabinieri ha promesso che “procederà a verificare se tra i quattro arrestati figurano persone, a vario titolo, titolari di concessioni demaniali”.

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