Roma, Carmine Garofalo ucciso a Regina Coeli: sarà interrogato il suo ex compagno di cella

Le indagini sulla morte del detenuto nel carcere Capitolino si concentrano su diverse piste alla ricerca della verità

Spuntano nuove ipotesi sulla morte di Carmine Garofalo, il detenuto del carcere di Regina Coeli trovato senza vita lo scorso 16 agosto. Si tratta di una vicenda sulla quale la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta. Le testimonianze di alcuni detenuti, che per primi avevano detto che Garofalo – trovato morto dietro le sbarre per un apparente aneurisma – era stato ammazzato dal compagno di cella, che lo avrebbe ucciso prendendolo alle spalle con un braccio stretto intorno al collo.

Le indagini sulla morte del detenuto nel carcere Capitolino, avvenuta in cella, si concentrano su diverse piste alla ricerca della verità

l’uomo aveva lottato poco prima proprio con il suo compagno di cella.

“ Si tratta di un violento, una persona con problemi psichiatrici che già in passato aveva provato ad uccidere Carmine”, così si erano espressi due testimoni.

Sulla vicenda – per la quale Regina Coeli ha disposto un’indagine – ci sono tanti dubbi sulla sorveglianza in cella oltre a quello del sovraffollamento delle carceri e sul perché un carcerato con problemi mentali si trovasse in cella con tutti gli altri.

In effetti la dirigenza della prigione aveva disposto la sorveglianza a vista in quella specifica cella, la 24, fin dal 2 agosto ma, nonostante questo, tra il personale nessuno aveva notato nulla di anomalo.

L’episodio è dunque di agosto inoltrato, quando il corpo di Garofalo è stato trovato riverso in terra senza vita nel pomeriggio del 16 agosto scorso a pochi metri dalla sua cella e secondo il referto la causa del decesso sarebbe stata un aneurisma cerebrale, forse provocato da una caduta accidentale, battendo la testa, questa la prima ipotesi.

Ma non sarebbe andata così infatti, quel giorno in cella.

L’uomo sarebbe stato soffocato dal suo compagno, che avrebbe poi ripulito tutto e si sarebbe messo a dormire, questa ipotesi al momento andrà avvalorata da ulteriori verifiche.

Adesso i magistrati hanno disposto l’autopsia e ascolteranno in queste ore il compagno di cella di Garofalo, che spesso in passato ha anche tentato il suicidio. Adesso, spiega Mauro Palma, Garante nazionale dei detenuti “bisogna vedere se l’ipotesi dell’omicidio di Carmine Garofalo  sia fondata, è necessaria una indagine interna per fare chiarezza, dire e non dire, in questi casi è sempre sbagliato”.

“Quando ci sono – prosegue Palma –  delle voci o qualcosa che viene riferito e riportato è sempre necessario andare in fondo su due livelli distinti: da una lato parte quello della Procura e dall’altro da parte dell’amministrazione penitenziaria. E se l’ipotesi dell’omicidio di Carmine Garofalo è fondata, perché il caso non è emerso subito, ma solo ora?”

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