Grande Roma

Droga, le accuse della Procura contro quelli della banda italo-albanese

Un pugile e una cantante albanese, il magazziniere italiano, i bar come sede per i summit: il profilo degli arrestati nell’ordinanza di carcerazione della banda

Una banda formata da malviventi “dall’elevata professionalità”. Con “alcuni membri dell’organizzazione che vantano conoscenze e contatti con ambienti criminali o si manifestano disponibili a dare il loro contributo ad azioni violente di carattere estorsivo o dirette a riparare qualsivoglia ‘torto’ consumato in danno di soggetti coinvolti con loro con gli illeciti traffici condotti”.

Un pugile e una cantante albanese, il magazziniere italiano, i bar come sede per i summit: il profilo degli arrestati nell’ordinanza di carcerazione

Sono le definizioni che il gip Maria Paola Tomaselli fa nelle motivazioni che ieri, martedì 16 marzo, hanno portato in carcere nove persone nell’ambito di un’operazione condotta a Roma, Viterbo e Acilia per sgominare un’organizzazione italo-albanese dedita, secondo le accuse, al traffico, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

Le indagini, condotte sotto la guida della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, si sono sviluppate dopo i primi arresti avvenuti nella primavera del 2019 e si sono avvalse di intercettazioni, appostamenti e videosorveglianza dei sospetti. Il totale degli stupefacenti sequestrati durante le diverse fasi è stato di 5 chili di cocaina, 43 chili di marjuana e 82 chili di hashish.

Gli arrestati

Il giudice Tomaselli ha disposto le misure cautelari in carcere nei confronti di 14 persone (otto albanesi e sei romane) ed esattamente di Boci Arindi detto Rindi (35 anni), Burhanaj Glend detto Qorri (32), Capogna Fabrizio (37), Bardhi Petrit detto Titi (47), Fantozzi Gianluca (51), Vacaj Leonard (48), Laurenti Simone (42), Lila Elsa (40), Lleshaj Gjino (39), Monterisi Manolo (44), Nardini Alessio (47), Ndreka Francesk detto Cesk (28) e Rizzo Manuela (46). Cinque persone sono risultate irreperibili. Complessivamente l’indagine riguarda 17 persone, accusate a vario titolo di far parte della banda.

I ruoli

Nelle 197 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dagli inquirenti, si attribuisce il ruolo di vertice agli albanesi. In dettaglio, i capi dell’organizzazione sarebbero Arindi Boci, detto Rindi, unitamente a Glend Burhanaj dello Qorri. Per l’accusa avrebbero “costituito, organizzato e gestito un traffico di sostanze stupefacenti in zona Acilia e Primavalle, ivi coordinando il collocamento, l’occultamento, la lavorazione e lo smercio di cocaina, hashish e marijuana”. Al connazionale Francesk Ndreka dello Cesk viene riferito il ruolo di “uomo di fiducia e braccio operativo” di Rindi.

Il pugile Petrit Bardhi detto Titi avrebbe “fornito i contatti degli acquirenti di sostanza stupefacente facendo valere la sua caratura e le sue conoscenze con soggetti di spicco della criminalità romana nonché coadiuvandolo (il Rindi n.d.r.) in occasione della consegna della sostanza stupefacente”. La cantante Elsa Lila è accusata di essere stata utilizzata come custode e contabile degli incassi.

Alessio Nardini, infine, avrebbe partecipato alla banda per aver “fornito la disponibilità dell’appartamento e il box (zona Torrevecchia n.d.r.) utilizzato per la custodia della droga”.

I summit nei bar

Gli associati – scrive la Procura nell’ordinanza di custodia cautelare – si riunivano regolarmente per veri e propri ‘summit’ presso il bar (omissis), ubicato in località Acilia, e presso il bar (omissis), sottoposto a videosorveglianza, quest’ultimo considerato strategico per l’organizzazione anche per via della collaborazione del proprietario del locale L.E. pregiudicato per reati di stupefacenti”.  L.E. di 50 anni risulta nell’elenco degli indagati ma non è stato arrestato.

Va ricordato che tutti gli indagati sono da ritenere presunti innocenti, in considerazione dell’attuale fase del procedimento, ovvero quella delle indagini preliminari, fino a un definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile.

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