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Roma, malato di Alzheimer morto dopo la fuga. Claudia Martucci: “Cosa fare in questi casi”

Cosa fare per proteggere la sicurezza dei pazienti affetti da Alzheimer? Lo abbiamo chiesto a chi segue tutti i giorni casi come questo

Parte tutto dalla storia di Giovanni Manna, 73 anni, malato di Alzheimer che, ricoverato in ambulanza martedì scorso in serata per un malore, si trovava presso l’Ospedale Gemelli di Roma e se ne è allontanato perché stufo di attendere la diagnosi.

Cosa fare per proteggere la sicurezza dei pazienti affetti da Alzheimer? Lo abbiamo chiesto a chi segue tutti i giorni casi come questo

Nonostante il personale sanitario fosse stato avvisato dalla famiglia della grave patologia di cui l’uomo soffriva, questi è stato lasciato andare via e successivamente, dopo numerose ricerche, è stato trovato morto il 20 novembre all’interno del parco dell’insugherata, per cause ancora da accertare.

L’ipotesi del reato contestato è quella dell’abbandono di incapace aggravato ed a seguito dell’esame autoptico – al momento si indaga contro ignoti – si potrebbe avere il nulla osta per i funerali dell’uomo, che potrebbero essere svolti nella giornata di venerdì. Gli inquirenti sono all’opera per scoprire cosa sia accaduto nel lasso di tempo tra l’allontanamento di Manna dal nosocomio alla sua morte.

Ma cosa fare in casi come questi, dove la sicurezza di pazienti affetti da patologie degenerative come l’Alzheimer non è affatto garantita? Cosa si può e si deve fare per proteggere questa categoria di persone evidentemente fragili e non del tutto capaci di badare a sé stesse?

Lo abbiamo chiesto a Claudia Martucci, presidente dell’associazione Amici Alzheimer e a Maria Gaia Pensieri, presidente del comitato scientifico per la ricerca degli scomparsi.

Loro, di casi drammatici di cronaca come questi ne vedono purtroppo tutti i giorni ed hanno anche seguito la vicenda del signor Manna, che, lo ricordiamo, non è certo l’unica, visto che già l’anno scorso c’era stato un caso del genere, come quello di Piero Giorgi, prima scomparso e poi trovato senza vita a Casal Bernocchi (leggi qui).

La Martucci spiega come “La morte del signor Manna sarebbe stata di certo evitabile se fossero state seguite alla lettera alcune procedure dal personale sanitario, anzitutto, come recita il dpcm del 2 marzo 2021, i familiari avrebbero potuto e ne avrebbero avuto pieno diritto per legge, seguire all’interno dell’ospedale il proprio familiare, stando con lui a stretto contatto difficilmente Manna sarebbe stato lasciato libero di andarsene dal Gemelli”.

“Solo che – specifica – gran parte del personale sanitario non conosce o non rispetta questo dpcm e, adducendo a limitazioni all’interno dei nosocomi per contrastare il Covid-19, non permette l’accesso ai familiari e questo è sbagliatissimo”.

Inoltre – seguita la Martucci – va introdotto per legge un braccialetto Gps che permetta di geolocalizzare pazienti affetti da Alzheimer o patologie simili, affinchè possano sempre essere rintracciabili in tempo reale ed anche questo è un deterrente utilissimo, con bracciali del costo di circa 20 euro già in commercio, che avrebbero potuto salvare la vita al paziente in questione. Ci risultava che non lo avesse, e questa è un’altra grave mancanza, chiediamo che questa categoria di persone lo abbia sia a casa sia quando va all’interno delle strutture ospedaliere”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Maria Gaia Pensieri – per cui “Il Gps è fondamentale, deve essere sempre presente al braccio di persone affette da malattie del genere, sia a casa che dovunque essi vadano e noi ci battiamo per questo da tempo – soprattutto, specifica – appena la persona arriva in ospedale già in fase di Triage gli va applicato il braccialetto, mentre tutto questo non avviene praticamente mai e di questo ne stiamo parlando da tempo col ministero della Sanità, auspicando di sbloccare presto la situazione in tal senso, rendendolo obbligatorio anche nelle case di riposo.

Ultimo, ma non meno importante è il particolare rammentato sia dalla Martucci che dalla Pensieri, sulla “Rapidità della denuncia alle autorità quando avvengono casi come quello del signor Manna, dove le ricerche partono in ritardo colpevole e questo può portare a conseguenze drammatiche”.

L’evento benefico promosso l’11 dicembre dalla associazione Amici Alzheimer

Inoltre, proprio per sensibilizzare l’opinione pubblico su questo tipo di malattie, il prossimo sabato 11 dicembre alle 21 presso la sala Riario ad Ostia Antica, l’Associazione amici Alzheimer terrà uno splendido concerto intitolato “Swing Christmas Show” (al costo di 20 euro a biglietto) che, con l’avvento del Natale punta a raccogliere fondi che saranno poi destinati allo svolgimento della terapia di “Yoga della risata”, molto ultile per curare questa forma di demenza nei pazienti affetti.

Il tutto avverrà in collaborazione con l’Ospedale San Giovanni Di Dio di Genzano, facente parte del Fatebenefratelli. Al riguardo la Martucci si mostra entusiasta, spiegando come questa “Sarà una splendida serata di beneficenza natalizia dove noi spingeremo perché passi forte il concetto dell’importanza della ‘diagnosi’precoce’, ossia di individuare subito patologie come l’Alzheimer al fine di poter subito attuare le terapie corrette da parte di medici e caregivers”.

Per partecipare allo spettacolo, muniti di Green Pass, bisognerà prenotarsi, anche con un semplice messaggio Whatsapp al numero dedicato 3406854064, fino ad esaurimento posti disponibili, che dovrebbero essere circa 80.

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