Due donne italiane gestivano la distribuzione di shopper illegali nella Capitale

Avevano nascosto in due depositi del III Municipio 5 tonnellate di shopper non biodegradabili: i sacchetti arrivavano ad un'ampia rete di negozi di Roma e area metropolitana

Roma: un maxi sequestro di materiale plastico non conforme alle certificazioni di legge è scattato nelle ultime ore ad opera della Polizia Locale di Roma Capitale. Il materiale requisito è costituito da diverse tonnellate di shopper illegali, con le quali veniva rifornita una rete di esercizi commerciali in diversi quadranti di Roma e area metropolitana. Ai distributori sono state elevate sanzioni per un ammontare di circa 50mila euro.

Avevano nascosto in due depositi del III Municipio 5 tonnellate di shopper non biodegradabili: i sacchetti arrivavano ad un’ampia rete di negozi di Roma e area metropolitana

È stata portata a termine in questi giorni un’altra operazione da parte della Polizia Locale di Roma Capitale volta al ripristino della legalità in tema di rispetto dell’ambiente. Un intervento che rientra in una più vasta attività, avviata ormai da anni, estesa a tutto il territorio capitolino e finalizzata al contrasto dei fenomeni illeciti legati alla produzione e distribuzione di shopper di materiale plastico non conforme alle certificazioni di legge.

Una lunga azione investigativa ha portato al sequestro di più di 5 tonnellate di sacchetti di plastica non a norma, per un ammontare  di circa 50mila euro di sanzioni elevate nei confronti dei responsabili della distribuzione degli shopper illegali, non compostabili e non biodegradabili.

Le indagini erano partite da alcuni accertamenti eseguiti presso alcune attività commerciali, e da lì gli agenti del Nad (Nucleo Ambiente Decoro) sono risaliti a due depositi, siti nel territorio del III Municipio. Da questi punti di stoccaggio, privi delle necessarie autorizzazioni, i distributori rifornivano di shopper fuorilegge una rete di esercizi commerciali in diversi quadranti di Roma e dell’area metropolitana.

Nei confronti delle titolari dei magazzini, due cittadine italiane di 60 e 35 anni, sono scattate le contestazioni anche per alcune anomalie riscontrate nel sistema di fatturazione e pagamento dei dovuti contributi ambientali per il trattamento degli imballaggi.

Questi intervento ha permesso di eliminare dal mercato un importante quantitativo di sacchetti, con i conseguenti danni ambientali legati all’immissione di materiali inquinanti nel processo di trattamento dei rifiuti organici.

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