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Rifiuti marini: il Piano UE per affrontare il problema

Entro il 2040,  il “marine litter” potrebbe triplicarsi

Rifiuti marini: l’Unione europea ha votato una risoluzione con la quale si chiede di migliorare e rendere più efficace il quadro legislativo in materia di rifiuti marini. Il parlamento ha votato a favore di incrementare la ricerca e la conoscenza sul tema, accelerando lo sviluppo dell’economia circolare nel settore ittico.

Rifiuti della pesca e dell’acquacoltura: Piano UE per affrontare il problema.

Ogni giorno 730 tonnellate di rifiuti vengono scaricati direttamente nel Mediterraneo, a queste si aggiungono annualmente altre 11.200 tonnellate arrivate in mare per vie traverse.

Di questi il 27% è costituto da rifiuti della pesca e dell’acquacoltura, ovvero le grandi quantità di attrezzature marine che vengono quotidianamente abbandonate, perse o buttate in mare. Sono infatti principalmente le cosiddette “reti fantasma” ad avere un impatto indiscriminato su tutta la fauna marina, compresi gli stock ittici.

C’è poi da aggiungere la crescente preoccupazione globale per la questione, poiché numerosi studi europei e non affermano che, entro il 2040,  il “marine litter” potrebbe triplicarsi, visto il rapido aumento del fenomeno della pesca intensiva.

Per questo motivo l’Unione europea ha votato la risoluzione dell’europarlamentare Catherine Chabaud, con la quale si chiede di migliorare e rendere più efficaci quadro legislativo e governance in materia di rifiuti marini.

Il parlamento ha votato a favore di incrementare ricerca e conoscenza sul tema, accelerando lo sviluppo dell’economia circolare nel settore ittico. Quest’ultimo punto verrà rispettato eliminando gradualmente gli imballaggi in polistirolo e migliorando i canali di raccolta e riciclo. Inoltre il piano è dedicato alla pulizia dei fiumi dai macro e micro rifiuti, ma anche ad alzare gli obiettivi di riciclo e upcycling riguardo pesca e acquacoltura.

Infatti non è solo la spazzatura di grandi dimensioni a preoccupare. Oggi le micro e nano plastiche rappresentano una grave minaccia per molte specie di fauna marina e ovviamente anche per i consumatori. Si stima che un consumatore medio di molluschi del Mediterraneo ingerisca in media 11.000 pezzi di plastica all’anno.

La risoluzione, poi, esorta gli Stati membri ad istituire un fondo speciale per la pulizia dei mari, gestito tramite il nuovo Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (FEAMPA) al fine di finanziare una serie di azioni:

  • la raccolta dei rifiuti marini da parte dei pescherecci;
  • la fornitura di adeguate strutture di stoccaggio dei rifiuti a bordo e il monitoraggio di quelli pescati passivamente;
  • il rafforzamento della formazione destinata agli operatori;
  • il finanziamento dei costi del trattamento dei rifiuti e del personale necessario;
  • investimenti intesi a predisporre nei porti strutture adeguate adibite al deposito e allo stoccaggio della raccolta.

Infine è opportuno inquadrare il problema dei rifiuti marini all’interno della più complessa tematica dei rifiuti generici, ovvero prodotti usciti dal ciclo dell’economia circolare. Infatti non si può pensare all’idea di una pesca sostenibile senza un modello globale di sviluppo sostenibile in ogni altro campo.

Alessia Pasotto
Dottoressa in Economia dell’Ambiente e dello Sviluppo,
su Instagram @natur_ale_

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