Elio e Nevio, vanno in pensione 60 anni di storia d’aeroporto

Da oggi in pensione i due fotografi che hanno documentato la cronaca dell’aeroporto di Fiumicino fin dal suo primo giorno

Nevio Mazzocco ed Elio Vergati

Elio Vergati e Nevio Mazzocco vanno in pensione. Da oggi la coppia di fotografi più longeva nel mondo aeronautico, ripone macchine fotografiche e telecamere lasciando quello che per oltre 60 anni è stato il loro ”ufficio”: l’aeroporto di Fiumicino.

Da oggi in pensione i due fotografi che hanno documentato la cronaca dell’aeroporto di Fiumicino fin dal suo primo giorno

Elio, 82 anni, e Nevio, 77, costituiscono un pezzo di storia non solo per l’aeroporto di Fiumicino ma anche per il costume e la cronaca nazionale. Davanti ai loro obiettivi sono passati i momenti più gloriosi come quelli più oscuri degli ultimi 60 anni: dai premi Oscar sbarcati direttamente da Hollywood alle innovazioni aeronautiche, alla crescita dello scalo, ai tragici agguati terroristici, alla drammatica crisi occupazionale.

Le loro immagini hanno fatto il giro del mondo, finendo sui quotidiani e nei tg di innumerevoli network internazionali. Una sintesi dei personaggi immortalati da Elio e Nevio sulle scalette del “Leonardo da Vinci” è raccolta anche nel volume “Ciak si vola” che descrive le vicende dello scalo dalla sua progettazione nel dopoguerra fino ai giorni nostri.

Nevio Mazzocco

Aveva 16 anni Nevio Mazzocco quando, armato di macchina fotografica, è sceso per la prima volta in pista a Fiumicino. Era l’agosto 1960 e a Roma si tenevano le Olimpiadi quando lo scalo iniziò a funzionare. Nevio, originario di Ariano nel Polesine, nonostante la giovanissima età, già lavorava come fotografo a Fiumicino Paese (“facevo le foto tessera in via di Torre Clementina 44”) e prima ancora come riparatore di biciclette.

In vita mia – racconta – ho scattato un’enormità di immagini. Il mio archivio personale, fatto di circa 150mila fotogrammi, l’ho ceduto alla società Aeroporti di Roma. Dentro ci sono documenti aeronautici, infrastrutturali e tanti personaggi”. Tra i ricordi più emozionanti, il primo atterraggio di un Boeing 747, il cosiddetto Jumbo Jet. “Ci aspettavamo tutti l’arrivo a Fiumicino di un TWA e invece la Pan American atterrò prima dei concorrenti” sorride. Rimase “impressionato soprattutto dal fortissimo rumore dei motori in fase di decollo” dal jet supersonico di linea Concorde. Nella galleria dei personaggi porta bei ricordi di Alberto Sordi, Marcello Mastroianni (“aho, vabbè ma solo una foto che vado di fretta” mi diceva ogni volta ma io ne scattavo diverse perché non potevo rischiare che venisse con gli occhi chiusi), Renato Rascel (“dopo avergli scattato una foto mi sono girato di colpo schiantandomi contro una vetrata che non avevo visto e lui mi ha soccorso con affetto”), Niky Lauda e Clay Regazzoni. “Fui uno dei primi a fotografare il maestro Luciano Pavarottiracconta – Rientrava da una tournee in Australia e in Italia lo conoscevano solo gli esperti. Mi ritrovai davanti una figura smilza, alta ma molto carismatica, sorridente, cordiale”.

Cosa mi mancherà dell’aeroporto? L’ambiente amichevole dei colleghi di lavoro – conclude Nevio Mazzocco – In tutti questi anni si sono cementate tante amicizie, tanti affetti, tanta umanità. E sarà dura farne a meno”.

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Nevio Mazzocco, a sinistra, ed Elio Vergati

Elio Vergati

Era già un esperto fotografo quando Elio, pur avendo 22 anni, approdò nel 1960 al “Leonardo da Vinci”. “Mi sono appassionato alla fotografia grazie a papà che era un amatore – racconta – Ricordo la sua macchina fotografica a lastre, addirittura. Sì, ho cominciato in aeroporto che avevo una certa esperienza. Nel 1958 avevo frequentato la Scuola di Fotografia al Foro Italico e avevo cominciato a lavorare al seguito di un professionista. Io facevo il fotografo ambulante a San Pietro oppure quello che si chiama ‘scattino’ ai banchetti di un ristorante”.

Al “Leonardo da Vinci” Elio è arrivato per una sostituzione. “Dovevo sostituire il fotografo titolare del contratto per qualche mese – dice sorridendo – Ci sono rimasto per una vita”. Tra le situazioni più simpatiche, Vergati ricorda il siparietto con il regista Giuseppe Tornatore. “L’ho fotografato in partenza per Hollywood dove era candidato all’Oscar per il film ‘Nuovo cinema Paradiso’ – rivela Elio – Per quando avrebbe fatto ritorno a Roma, gli ho suggerito di tenere la statuetta a portata di mano: gli ho ricordato che anni prima Fellini, scendendo dall’aereo, era stato immortalato senza statuetta perché l’aveva riposta nel bagaglio in stiva. Tornatore, fatti i dovuti scongiuri, partì per quella che si rivelò una meta da vincitore. Al rientro seguì il mio consiglio e si fece fotografare con l’Oscar”.

Tra tanti personaggi e momenti simpatici, anche quello di un dolore profondo, provato fotografando attentati terroristici rimasti nella storia. Il 17 dicembre 1973, un commando arabo gettò bombe incendiarie dentro un aereo della Pan Am fermo sulla pista: il bilancio fu di 30 morti bruciati. L’immagine di un finanziere ucciso sulla pista di Elio Vergati arrivò seconda al Premio Pulitzer, il massimo riconoscimento giornalistico mondiale. Il 27 dicembre 1985 si trovò al centro della strage provocata da quattro terroristi palestinesi che lanciarono bombe e spararono sulla gente che si trovava in fila all’imbarco o al bancone del bar.  Riuscendo a fotografare la scena e il successivo arresto dell’unico terrorista sopravvissuto. “Eravamo così vicini alla sparatoria che abbiamo trovato dei proiettili nel vetro dell’ufficio – dice – La paura non la senti quando fai le foto, ti viene dopo, ti tremano le gambe e pensi ‘ma che sono matto’?‘”.

Da allora tante cose sono cambiate in aeroporto – conclude Elio – Sono state assunte rigorosissime misure di sicurezza, diventate assolutamente ferree, ma è cambiato anche l’umore di chi ci lavora in aeroporto. Nonostante tutto, mi mancherà quell’atmosfera, quel clima di amicizia e solidarietà”.

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