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“Signal”, l’app di “pizzini digitali” che tenta di fare le scarpe a Whatsapp (VIDEO)

App di messaggistica, cessione dei dati personali e tutela della privacy. Ecco perchè non abbandonare Whatsapp!

Un gran numero di utenti recentemente ha abbandonato Whatsapp per installare Telegram e la nuova app di messaggistica “Signal”.

App messaggistica: perchè non abbandonare Whatsapp per “Signal”

Lo scorso 8 febbraio Whatsapp ha cambiato la sua privacy policy inviando agli utenti un messaggio che ha creato grande clamore. Nell’informativa, in maniera poco chiara, si parlava di una cessione dei dati a Facebook obbligatoria per continuare ad utilizzare l’app.

In quell’occasione Elon Musk, il fondatore di Tesla e SpaceX, invitò ad abbandonare Whatsapp in favore di Signal, una nuova piattaforma americana che utilizzerebbe un sistema di crittografia più avanzato e sicuro. Da allora è stata registrata una grande migrazione verso questa applicazione e verso Telegram. Ma abbandonare la più utilizzata app di messaggistica al mondo è veramente la scelta giusta? Lo abbiamo chiesto ad un esperto di marketing digitale.

“Inizialmente quando è uscito Whatsapp – spiega Fabio De Leonardis, Growth Hacker di Bigup Marketing Fiumicino – si pensava che quando si scriveva o chiamava tramite l’applicazione una persona, questo non fosse intercettabile. In realtà non è vero: in caso di indagini si può risalire al messaggio e alla chiamata. La stessa cosa pare non si possa fare su “Signal”. Quindi quest’ultima diventa una sorta di app di pizzini digitali e chi oggi è invogliato ad usare Signal, lo fa perchè vuole tutelare in qualche modo la segretezza della propria informazione”.

Ma allora cosa si intende per cessione dei dati e in che modo vengono utilizzati? Nell’online, come spesso nella vita, tutto ha un prezzo e quando utilizziamo piattaforme gratuitamente dobbiamo tener in considerazione che in qualche modo, prima o poi, ci verrà presentato il conto. Per i social come per le app di messaggistica il costo da pagare sono le nostre informazioni e le nostre abitudini.

Cedere il dato  – prosegue De Leonardis – non significa che dall’altra parte c’è qualcuno che può associare il mio nome e cognome al comportamento o alle chat. Molto spesso la paura che c’è riguardo a tutto il tema della privacy nasce da questo malinteso. Immaginiamoci dei cassetti. Io so che in un cassetto ci sono tutti gli utenti a cui piace mangiare la pizza, nell’altro ho invece tutti quelli a cui piace la pasta. Se io ho una pizzeria e voglio fare pubblicità, chiaramente sarò interessato a farla e pagarla soltanto per quelli a cui piace mangiare la pizza. Io posso soltanto utilizzare i dati come gruppi; non ho la possibilità di vedere che a Mario Rossi piace appunto la pizza”. 

Per quanto riguarda gli attacchi di hackeraggio o eventuali virus che vengono mandati tramite link, come possiamo difenderci?

La miglior difesa  – suggerisce l’esperto di marketing digitale – è quella di non interagire mai con qualcosa che non si conosce“.

Ed è proprio dove c’è ignoranza e mancanza di conoscenza che spesso i complottisti trovano terreno fertile per le loro assurde teorie.

Quando non ho idea di cosa facciano le società con i miei dati, inizio ad immaginare. E quindi penso: se cedo i miei dati a Facebook qualcuno che lavora lì potrà utilizzarli per ricattarmi? In realtà non è assolutamente così“. – conclude De Leonardis.

Quindi la nostra risposta è utilizziamo tranquillamente Whatsapp con le dovute precauzioni, anche perchè eliminare l’app ma continuare ad usare Facebook, che comunque raccoglie più o meno gli stessi dati, sarebbe inutile.

Servizio di Francesco Ferraro

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