Sanità

A Natale le prime dosi del vaccino anti covid-19 di Pomezia

Entro la fine dell’anno dovrebbero arrivare in Italia le prime dosi del vaccino Oxford/AstraZeneca, a cui ha contribuito anche l’azienda Irbm di Pomezia. Costerà 2 euro e l’industria farmaceutica ha già avviato la produzione prima ancora della fine della sperimentazione di fase tre.

Sono ottimistiche le previsioni dei ricercatori dell’Università di Oxford, dell’azienda farmaceutica AstraZeneca e del gruppo di studio della Irbm di Pomezia: addirittura, nella migliore delle ipotesi, se i risultati finali della sperimentazione di fase 3 saranno positivi, entro fine anno si arriverà ad una consegna all’Ue delle prime 20-30 milioni di dosi del vaccino anti-Covid.

Il cronoprogramma è dettato dal vicepresidente Ricerca e sviluppo Oncologia dell’azienda farmaceutica AstraZeneca,  Josep Baselga. «Ci aspettiamo che alla fine di novembre possa essere conclusa la fase tre della sperimentazione clinica, a quel punto la parola passerà alle agenzie regolatorie. ll problema – aggiunge Piero Di Lorenzo, presidente e ad di Irbm di Pomezia – è riuscire ad arrivare alla fine dei test senza che si verifichino eventi avversi. Se così sarà, le agenzie regolatorie impiegheranno 3-4 settimane e si arriverà ad una consegna delle prime 20-30 milioni di dosi all’Ue entro fine di quest’anno».

Viene chiarito, ovviamente, che ciò non vuol dire che il vaccino non sarà sicuro. I tempi che possono essere accorciati, infatti, ha chiarito, sono «quelli della burocrazia, della normale pratica dell’iter burocratico. Mentre tutti i tempi dovuti ai controlli scientifici saranno mantenuti in maniera severa».

Allo stato attuale, segnalato dalla Irbm, tutto procede nel migliore dei modi: nella sperimentazione «non ci sono evidenze che facciano pensare a controindicazioni dal punto di vista delle età e delle patologie».

Lo stabilimento Irbm di Pomezia

Baselga, da parte sua, affronta la questione legata alla produzione e alla logistica dei grandi numeri: AstraZeneca ha iniziato a produrre «milioni e milioni di dosi del vaccino prima di sapere se funziona perché non vogliamo aspettare sei mesi. All’inizio dell’anno 2020 avremo già tre miliardi di dosi». Il vaccino, precisa, sarà venduto a prezzo di costo, circa due euro, e sarà richiesta la somministrazione di due dosi a distanza di 28 giorni.

Ottimismo anche sull’altra sponda della Manica: promette un vaccino certificato dalle autorità sanitarie e disponibile su vasta scala entro «il primo trimestre» del 2021 anche il premier britannico Boris Johnson.

L’Ema, Agenzia europea dei farmaci, con il suo Comitato per la Sicurezza ha rivisto le linee guida sui piani di gestione del rischio sui vaccini anti-Covid. Le aziende impegnate su questo fronte dovranno preparare un piano del genere al momento di chiedere l’autorizzazione alla vendita, spiegando come monitoreranno e segnaleranno la sicurezza, e le misure predisposte per gestire ogni rischio.

Chiaramente le prime dosi del vaccino non saranno per tutti. Il ministero della Salute, ta già elaborando un piano di distribuzione dei vaccini così che, ha dichiarato pubblicamente il premier, Giuseppe Conte, “quando arriveranno le prime dosi potremo procedere in modo organizzato, secondo un piano ordinato. Ragionevolmente prevedo che favoriremo le fasce della popolazione più fragili e vulnerabili e gli operatori più esposti al pericolo“.

A livello globale, la Cina fa da apripista, somministrando i vaccini prodotti dalle sue aziende – Sinovac Biotech, Sinopharm e CanSino Biologic – prima che si concluda l’ultima fase di sperimentazione. Un azzardo, quello cinese, o la consapevolezza che siamo davvero a ridosso della cura sicura per sconfiggere il covid-19?